Rimozione amianto: quale ruolo ha il curatore fallimentare? | Edilone.it

Rimozione amianto: quale ruolo ha il curatore fallimentare?

Anche il curatore fallimentare è obbligato a rimuovere i detriti contenenti amianto e a effettuare sorveglianza continua indipendentemente dall'addebito dell'inquinamento

amianto
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Sono curatore fallimentare di una società proprietaria, fra gli altri, di un immobile già adibito a stabilimento industriale e da tempo in disuso. In seguito ad una calamità naturale il Sindaco mi ha intimato con un’ordinanza la rimozione di detriti contenenti amianto. Posso essere chiamato direttamente a rispondere nonostante non sia il soggetto responsabile dell’inquinamento?

La risposta è affermativa. La presenza e soprattutto il pericolo di diffusione di materiali contenenti amianto in un edificio, infatti, comporta per sua stessa natura la necessità d’interventi urgenti a tutela della salute, in maniera molto più incisiva rispetto a un semplice abbandono di rifiuti o all’inquinamento ambientale: la disciplina speciale che regola la materia contiene principî in parte diversi da quelli applicabili al settore dei rifiuti e, in generale, all’inquinamento ambientale.

Una prima differenza è ravvisabile nel fatto che:

  • mentre è evidente che nel caso dell’abbandono dei rifiuti o dell’inquinamento ambientale è possibile, pur con le difficoltà del caso, accertare chi sia stato il soggetto responsabile dell’inquinamento o, in negativo, se l’attuale proprietario del terreno inquinato o adibito a discarica abusiva sia o meno identificabile come responsabile della condotta illecita;
  • dal momento che l’eternit, invece, diventa pericoloso per la salute pubblica soltanto a certe condizioni, questa situazione implica una continua evoluzione della situazione e quindi anche il passaggio delle responsabilità fra cedente e cessionario dei beni immobili in cui sia presente l’amianto.

Di conseguenza, nel caso di inquinamento del suolo e/o delle falde prodotto da complessi industriali in seguito dismessi o ceduti ad altri imprenditori e riconvertiti oppure entrati a far parte di procedure concorsuali é applicabile il principio “chi inquina paga”, naturalmente a condizione che si dimostri che l’inquinamento è stato provocato dal precedente gestore dell’impianto.

Nel caso dell’amianto, invece, il discorso è necessariamente diverso, dal momento che la continua sorveglianza imposta dalla legge, unita al fatto che l’amianto divenga pericoloso per l’ambiente e la salute solo a certe condizioni, consentono di scindere le responsabilità e obbligano passivamente il soggetto che detiene il bene nel momento in cui si verificano le condizioni per l’applicazione della normativa speciale.

Infine, se nel caso di inquinamento da attività industriale è facilmente dimostrabile da parte della curatela fallimentare la propria estraneità alla condotta illecita, nel caso dell’amianto l’attività che si richiede al detentore attuale del bene è di mera sorveglianza ed è quindi attività che si può esigere anche da colui che risulti possessore nel momento in cui vengono rilevate le problematiche di cui alla legge speciale.

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