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Rifiuti speciali: dal 18 febbraio nuova classificazione per quelli pericolosi

I rifiuti pericolosi trasformati in rifiuti speciali dal decreto Competitivita'. Secondo le imprese, il sistema rischia il blocco: facciamo il punto

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Dal 18 febbraio 2015, più del 60% dei rifiuti speciali sono divenuti pericolosi, per effetto delle nuove norme sulla classificazione dei rifiuti, introdotte nel “Codice dell’Ambiente” dal “Decreto Competitività” (DL 91/2014).

Si tratta di quasi 90 milioni di tonnellate che dovranno adesso essere smaltiti nelle discariche per “rifiuti pericolosi”, che in Italia mancano. Le associazioni degli operatori criticano l’iniziativa del legislatore d’urgenza che mette in crisi il settore dei rifiuti e che non considera il già programmato ingresso nell’ordinamento nazionale, a partire dal 1° giugno 2015, delle norme comunitarie che introdurranno, al posto del CER il nuovo EER (decisione 2014/995/Ue sull’Elenco europeo dei rifiuti), nonché le nuove disposizioni in tema di classificazione, imballaggio ed etichettatura delle sostanze chimiche (reg. “CLP” 1272/2008/CE) e di caratteristiche di pericolo dei rifiuti (reg. 1357/2014/UE).

Il legislatore ha davvero un grande potere, con poche righe di testo è possibile cambiare obblighi e prassi consolidate e far divenire una condotta la sera prima lecita, il mattino dopo contra legem, non senza conseguenze per le persone destinate ad applicare le nuove norme. Quando le modifiche sono dettate da esigenze concrete, rispondono alla logica o al buon senso, o alla semplificazione degli oneri, o ancora alla tutela di interessi imperativi, vengono accolte senza grossi problemi se non addirittura sono invocate dai soggetti interessati; ma vi sono dei casi in cui ciò non avviene, e inspiegabilmente il legislatore, pur animato da buone intenzioni, finisce per introdurre nell’ordinamento delle norme che risultano inique, onerose, non raccordate col resto del quadro normativo, o addirittura con una ratio che risulta incomprensibile, nei fatti, a chi le deve applicare. Ebbene, sembra proprio che sia accaduto questo con una norma introdotta in materia di rifiuti dalla legge di conversione del Decreto Competitività. Una norma che rischia di sconvolgere il sistema di gestione, mettendo in difficoltà l’intera filiera, dal produttore allo smaltitore.

Le critiche degli operatori

Da più parti si è detto che l’applicazione di queste nuove regole porterà a dover considerare quali pericolosi ben 85 milioni, forse addirittura 90 milioni, di tonnellate di rifiuti speciali (pari al 66% del flusso di rifiuti speciali, basandoci ai dati riferiti al 2011). L’aspetto problematico è che la gestione dei rifiuti pericolosi segue un’altra strada rispetto a quella dei rifiuti non pericolosi, e richiede che gli stessi vengano trattati in modo differente e alla fine smaltiti in discariche per rifiuti pericolosi, delle quali l’Italia è fortemente carente, come dimostrano anche le procedure di infrazione comunitaria avviate nei confronti del nostro Paese proprio per tale motivo.

I primi rilievi critici sulla nuova disciplina, invero, sono pervenuti già alcuni giorni prima che il Decreto Competitività venisse convertito in legge, con una lettera del Consiglio Nazionale dei Chimici (CNC, Prot. n. 367/14/cnc/fta del 4 agosto 2014) che ne poneva in rilevo la particolare rigidità rispetto all’applicazione delle norme unionali nel resto d’Europa, lamentando una interpretazione estrema e unilaterale del principio precauzionale.

La nota di FISE e Federambiente: possibile blocco del sistema di gestione dei rifiuti

Le critiche sono giunte con maggior vigore da una nota del 18 febbraio delle associazioni degli operatori del settore dei rifiuti (Fise Assoambiente, Fise Unire, Federambiente e Atia-Iswa), che paventano il grave rischio di un blocco del sistema di gestione: “Il rischio è concreto. Con l’entrata in vigore oggi della norma che, in contrasto con i criteri europei che si dovranno applicare anche in Italia fra poco più di tre mesi, trasforma di fatto in ‘pericolosi’ la gran parte dei rifiuti speciali che pericolosi in realtà non sono, il sistema nazionale di gestione dei rifiuti viene messo in grave difficoltà. Se non s’interviene tempestivamente, nel giro di alcune settimane i pochi impianti autorizzati a trattare i rifiuti pericolosi saranno saturi e aumenterà esponenzialmente il ricorso all’esportazione dei rifiuti riclassificati, con conseguente ulteriore ingiustificata penalizzazione dei cittadini e delle imprese produttrici”.

Secondo la nota, infatti, “La norma, inserita nella conversione in legge (agosto 2014) del decreto Competitività, rivoluziona la classificazione dei rifiuti speciali con ‘codici a specchio’, cioè quelli che potevano essere considerati pericolosi o non pericolosi a seconda delle loro caratteristiche. La nuova disposizione comporta praticamente, con un’applicazione estrema e ingiustificata dal punto di vista scientifico del principio di precauzione, la classificazione come pericolosi di circa 2/3 dei rifiuti speciali non pericolosi prodotti in Italia, qualcosa come 85 milioni di tonnellate all’anno.”

Per quanto attiene alle conseguenze, la nota rappresenta un quadro disastroso: “L’applicazione della nuova norma sconvolgerà l’operatività quotidiana non solo dei produttori dei rifiuti ma anche delle migliaia d’imprese impegnate nell’ordinaria gestione dei rifiuti e produrrà, a breve, diverse situazioni d’emergenza in tutta Italia, perché rifiuti che fino a ieri erano considerati non pericolosi non potranno più essere gestiti negli impianti che li hanno sinora trattati e dovrebbero essere conferiti presso impianti autorizzati a gestire rifiuti pericolosi, insufficienti però per tali quantità di rifiuti.”

E ancora: “Si rischia così di produrre effetti contrari rispetto alla ratio della legge nella quale è contenuta, ossia aumentare il grado di competitività del sistema Italia, incrementando il negativo ‘turismo dei rifiuti’ e favorendo di fatto la loro gestione in aziende estere. Un ulteriore colpo a un settore che già opera quotidianamente in un quadro normativo confuso, mutevole e contraddittorio”.

È necessaria una circolare esplicativa del MATTM

Per tali motivi, la nota si conclude con la richiesta – rivolta da parte di Fise Assoambiente, Fise Unire, Federambiente e Atia-Iswa al Ministero dell’Ambiente – di diramare “una circolare esplicativa o altro atto amministrativo per garantire, nel più breve tempo possibile, alle imprese e ai cittadini italiani condizioni applicative in linea con le disposizioni europee. L’applicazione della norma e il cambio di status dei rifiuti speciali speculari determina fra l’altro la necessità di una revisione dei contratti (le cosiddette ‘omologhe’) in essere tra produttori e imprese incaricate della gestione dei rifiuti, che dovranno ora prevedere un diverso iter per il loro trattamento e richiedere modifiche autorizzative che, nella migliore delle ipotesi, comportano tempi molto lunghi”. D’altronde, l’emanazione di tale circolare esplicativa era stata già richiesta con l’approvazione di uno specifico ordine del giorno da parte della Camera lo scorso 6 agosto. Non rimane da vedere se questo appello sarà accolto.

L’autore


Claudio Bovino

Nato a Napoli, dopo aver rivestito negli anni Novanta il ruolo di responsabile della sezione WWF di Aversa, si è laureato in giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno (1999), con una tesi in storia del diritto italiano per la quale, nel 2010, ha ricevuto dal Comune di Aversa il “premio cultura Tiberio Cecere”. Claudio Bovino ha conseguito le abilitazioni all’esercizio della professione di avvocato e all’insegnamento delle discipline giuridiche ed economiche nelle scuole secondarie superiori e ha arricchito la sua formazione professionale con la partecipazione ad un master in Gestione e Recupero delle Risorse Ambientali (Magesta) presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca nonché a numerosi corsi in materia di diritto comunitario e dell’ambiente. Trasferitosi nel 2002 a Milano, ha svolto l’attività professionale di avvocato e quella di consulente in materia di privacy e sicurezza dei dati personali per un importante fornitore di servizi telematici e telefonici. Negli ultimi anni ha intensificato le sue collaborazioni con il gruppo editoriale Wolters Kluwer Italia e in quest’ambito oggi collabora con i seguenti prodotti editoriali: la rivista Ambiente & Sviluppo (Ipsoa), alcuni quotidiani telematici tra cui il Quotidiano Unico Ipsoa (con una particolare attenzione alle giurisprudenza comunitaria), il Quotidiano Enti Locali e il Quotidiano per la Pa del Sistema Leggi d’Italia, il Quotidiano del portale Sistema Ambiente e Sicurezza (Ipsoa), lo Speciale Riforma Ambientale (Ipsoa). Nel 2010 ha scritto un libro sul Sistri e, dal 2011, cura per Utet la redazione e l’aggiornamento (anche online) delle voci sui rifiuti dell’opera “Ambiente” della collana “I Codici Tecnici”, nonché, per Ipsoa e Indicitalia, il capitolo sui rifiuti del Manuale Ambiente. Ha anche un blog su Postilla.

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