Rifiuti Made in Italy: 10 proposte di Legambiente per l'emergenza | Edilone.it

Rifiuti Made in Italy: 10 proposte di Legambiente per l’emergenza

wpid-2127_Isoleecologiche.jpg
image_pdf

Legambiente ha illustrato a Roma lo scorso 7 aprile, nel corso del convegno “Rifiuti Made in Italy”, la sua proposta  per migliorare la gestione dei rifiuti, partendo dalle buone pratiche da replicare e le modifiche normative necessarie per il recepimento della direttiva europea. L’illustrazione è stata rivolta al Governo e al Parlamento e supportata da un nutrito gruppo di operatori del settore e di rappresentanti di istituzioni.

L’emergenza rifiuti in Italia rimane una questione ancora non risolta, soprattutto nel centro sud: il 49% dei rifiuti urbani in Italia viene ancora smaltito in discarica, con il record di Molise e Sicilia che raggiungono rispettivamente le percentuali del 95 e 93%. Negli ultimi 15 anni 5 regioni – Calabria, Campania, Lazio, Puglia e Sicilia – sono state commissariate per l’emergenza rifiuti, costata agli italiani circa 1,8 miliardi di euro, senza aver ottenuto alcun risultato tangibile. “L’emergenza rifiuti non è una condanna definitiva per l’Italia – ha dichiarato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente – e se ne può uscire, imboccando la strada della gestione sostenibile, come dimostrano gli esempi storici delle regioni del nord Italia e quello più recente della Sardegna.

Partendo dai dati della situazione attuale, la pratica dello smaltimento ancora destinato per la gran parte in discarica e il fenomeno degli smaltimenti illeciti di rifiuti speciali, la strada da percorrere per Legambiente prevede 10 tappe:

1. Aumentare il costo dello smaltimento in discarica, perché se la discarica continua a essere troppo economica, qualsiasi ipotesi alternativa rischia di non concretizzarsi mai. Per rendere possibile questa strada il Parlamento italiano non deve più concedere proroghe al divieto di smaltimento in discarica dei rifiuti tal quali e modificare la legge 549/1995 che ha previsto il tetto massimo di 25 euro per tonnellata all’ecotassa, mentre le Regioni la debbono utilizzare penalizzando economicamente i comuni che non raggiungono gli obiettivi di legge sulle raccolte differenziate e premiando quelli più virtuosi.

2. Diffondere le raccolte differenziate domiciliari in tutti i comuni italiani: adottando le modalità di incentivazione utilizzate con successo in diverse parti d’Italia, con le quali i finanziamenti pubblici vengono destinati esclusivamente o prioritariamente ai comuni che hanno deciso di abbandonare il sistema di raccolta stradale.

3. Completare la rete impiantistica per il recupero e il trattamento dei rifiuti a servizio delle raccolte differenziate, soprattutto al Centro-Sud, garantendo la massima trasparenza e partecipazione dei cittadini soprattutto quando si tratta di impianti a tecnologia complessa.

4. Rivedere il sistema di premialità/penalità per arrivare a una vera gerarchia economica della gestione dei rifiuti, rendendo la discarica l’opzione più costosa, seguita dal recupero energetico, fino ad arrivare al riciclaggio e alla prevenzione che devono diventare l’alternativa più conveniente. Occorre poi archiviare il CIP6 – su cui Legambiente ha già inviato una segnalazione alla Commissione europea – e garantire un riconoscimento economico al riciclaggio e alla prevenzione per il contributo al risparmio energetico e alla riduzione delle emissioni di Co2.

5. Promuovere la diffusione delle buone pratiche sulla prevenzione, che da Nord a Sud sono sempre più numerose.

6. Avviare la redazione del Programma nazionale di prevenzione, come previsto dalla nuova direttiva europea, coinvolgendo in primis il mondo della produzione e quello della distribuzione.

7. Promuovere la qualità delle raccolte differenziate attraverso un adeguato controllo sui conferimenti dei cittadini e delle utenze commerciali e produttive, utilizzando anche le sanzioni pecuniarie per chi non rispetta le regole.

8. Garantire la certezza normativa, a partire dal passaggio tassa/tariffa.

9. Chiudere la stagione dei commissariamenti per l’emergenza rifiuti, definendo nelle regioni ancora commissariate, un piano serrato di rientro al regime ordinario.

10. Introdurre i delitti ambientali nel codice penale, garantire l’uso delle intercettazioni contro i trafficanti di rifiuti, istituire un fondo per le bonifiche dei siti orfani, sul modello del Superfund statunitense.

Copyright © - Riproduzione riservata
Rifiuti Made in Italy: 10 proposte di Legambiente per l’emergenza Edilone.it