Rifiuti da ristrutturazione edile: gli infissi di legno si possono ardere? | Edilone.it

Rifiuti da ristrutturazione edile: gli infissi di legno si possono ardere?

La Cassazione conferma che la combustione di infissi provenienti da ristrutturazione richiede un preventivo trattamento che ne eviti la nocivita' per ambiente e salute

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Per la Cassazione, il materiale legnoso proveniente da attività di ristrutturazione edile deve essere considerato rifiuto e non sottoprodotto e come tale deve essere gestito. Manca infatti delle caratteristiche previste dall’art. 184 bis D.Lgs. n. 152/2006 (c.d. Testo Unico Ambientale) dal momento che, da un lato, non trattandosi di legno vergine, la sua utilizzazione come legna da ardere non può prescindere quanto meno dalla preventiva asportazione dei residui di colla e di vernice; dall’altro che, in assenza di tale preventivo trattamento, è evidente la nocività di tale combustione sia per l’ambiente, sia per la salute.

 

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Il caso

Il Tribunale di Catania condannava il direttore tecnico di una ditta incaricata di eseguire una ristrutturazione perché aveva trasportato e smaltito infissi in legno, provenienti dai lavori eseguiti presso la sede della Capitaneria di Porto di Catania. Tali rifiuti erano stati rinvenuti nei pressi di uno dei moli del porto di Catania e il direttore tecnico non era stato in grado di fornire la documentazione relativa al loro trasporto in discarica; a suo dire gli infissi in legno erano stati lasciati presso un deposito di proprietà della ditta edile per essere riutilizzati per combustione.

Nel ricorso per cassazione, il ricorrente censurava la definizione di rifiuto data agli infissi in legno atteso che il legno ha una specifica inclinazione ad essere riciclato.

 

Cosa dice la Cassazione?

Con sentenza del 23 ottobre 2014, n. 44057, la Corte di Cassazione III sez. pen, ha negato fondamento alla tesi secondo la quale il materiale legnoso in questione potesse essere considerato un sottoprodotto: infatti, l’art. 184 bis, D.Lgs. n. 152/2006, nel dettare la definizione di sottoprodotto, impone che questo sia certamente riutilizzato nel corso di un successivo processo produttivo o di utilizzazione, senza la necessità di alcun ulteriore trattamento e che tale utilizzazione non porti a impatti complessivamente negativi sull’ambiente e sulla salute umana.

A giudizio della Corte, non uno di questi requisiti, tutti necessari ai fini della qualificazione del materiale come sottoprodotto, risultava rispettato posto che: a) non vi era alcuna certezza di tale riutilizzo; b) non trattandosi di legno vergine, la sua corretta utilizzazione come legna da ardere non poteva prescindere quanto meno dalla privazione di esso dai residui di colla e di vernice da esso; c) in assenza di tale preventivo trattamento era evidente la nocività della combustione di tali materiali sia per l’ambiente sia per la salute.

 

 

L’autore

Vincenzo Paone

 

Dal 1979  in magistratura, attualmente svolgo la funzione di Sostituto Procuratore della Repubblica in Asti.

Mi sono sempre occupato  della materia relativa all’inquinamento (con riferimento ai rifiuti, all’acqua, all’aria), della materia edilizia/urbanistica e della sicurezza ed igiene sul lavoro.

Ho pubblicato nel 1993, presso la casa editrice UTET, il volume “I reati in materia di inquinamento”, facente parte della collana “Giurisprudenza sistematica di diritto penale” a cura di Bricola e Zagrebelsky; nel 2008 ho pubblicato presso la casa editrice Giuffrè, il volume “La tutela dell’ambiente e l’inquinamento da rifiuti”; nel 2011 presso la casa editrice CEDAM, ho collaborato al volume “La tutela dell’ambiente. Profili penali e sanzionatori”, con il capitolo “La gestione dei rifiuti: i reati”.

Collaboro stabilmente alla rivista Ambiente e sviluppo.

 

 

 

 

Riferimenti Editoriali

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Autore: Comitato scientifico: A.Andronio, M.Calbrò, E.Cancila, M.Cecchetti, M.G.Cosentino, P.Dell’Anno, F.Fonderico, R.Fuzio, G.Garzia, V.Giampietro, A.Montagna, R.Montanaro, V.Paone, L.Prati, A.L.Vergine   •   Editore: Wolters Kluwer   •   Anno: N.2/ 2015

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