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Ministero ambiente e Consiglio europeo divergono sul pacchetto clima

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Braccio di ferro al Consiglio europeo dei Ministri all’Ambiente del 20 e 21 ottobre che ha discusso il “pacchetto clima”, per trovare un accordo con gli Stati membri in vista della prossima riunione sul Protocollo di Kyoto che avrà luogo dal 1° al 12 dicembre 2008 a Poznan, in Polonia. Il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha detto che il governo italiano non intende fare retromarcia rispetto alla lotta al cambiamento climatico, avvertendo però che vuole “flessibilità ed equità” e che non accetterà un “pacchetto chiuso” da parte dell’Unione europea.

“Ciò che l’Italia chiede è flessibilità ed equità delle misure. Ciò che l’Italia non può accettare sono provvedimenti che scaricherebbero, senza vantaggi per il clima, costi insostenibili sul sistema produttivo e sulle famiglie italiane”, ha aggiunto il ministro.

Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha ribadito la necessità di arrivare a dicembre con una posizione coerente e il Ministro all’Ambiente francese, Jean-Louis Borloo ha riaffermato con forza, davanti ai suoi omologhi europei, che è indispensabile raggiungere con il Parlamento Ue un accordo in prima lettura.

Venerdì prossimo, ha detto nel comunicato Prestigiacomo, comincerà la discussione in un tavolo tecnico con la Commissione Ue sui costi delle misure. In precedenza, la portavoce del commissario Ue all’Ambiente aveva detto che la discussione sarebbe partita la settimana prossima. Il “tavolo” serve a valutare i costi dell’accordo sul clima, poiché Bruxelles ritiene che le cifre fornite dalle autorità italiane non siano corrette.

“Il nostro governo non ha chiesto il rinvio dell’accordo ma ritiene logico, se di misure sul clima stiamo parlando, che nell’analisi costi-efficacia si tenga conto dell’esito della Conferenza Onu sul clima di Copenaghen nel dicembre 2009”, ha detto il ministro, affermando che il ruolo di traino della Ue nella lotta al cambiamento climatico ha senso solo se riesce a spingere gli altri grandi produttori di Co2 – dagli Usa alla Cina – a partecipare allo sforzo.

Secondo la Prestigiacomo, il timore principale è quello della delocalizzazione della produzione manifatturiera verso paesi meno rigidi in materia di emissioni inquinanti.

L’Italia, ha comunque ricordato Prestigiacomo, continua tra l’altro a chiedere che il regolamento sulle emissioni di CO2 delle auto venga discusso congiuntamente con il pacchetto clima. Un obiettivo che deve ancora essere raggiunto nel contesto di un negoziato che si annuncia in salita e caratterizzato da tempi molto stretti.

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