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Le posizioni del Kyoto Club alla Camera dei Deputati

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I pareri del Kyoto Club sulle politiche per energia e clima in ambito europeo e sul ruolo dell’Italia nel settore sono stati espressi nel corso dell’audizione all’8° Commissione Ambiente della Camera dei Deputati lo scorso 26 novembre. A rappresentare il Kyoto Club, il direttore Sergio Andreis ed il responsabile del Gruppo di Lavoro Fonti Rinnovabili Mario Gamberale.

Il Kyoto Club ha chiarito che la proposta della Commissione Europea di ridurre i gas serra del 20% entro il 2020 è un passo nella giusta direzione, anche se sarebbe stato auspicabile che la riduzione raggiungesse il 30%, valore riconosciuto dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) come il minimo necessario per combattere efficacemente i cambiamenti climatici.
Accoglie pertanto con favore la proposta della Commissione di arrivare al 20% di energie rinnovabili entro il 2020, considerando che questo obiettivo è un’opportunità per la nostra industria e che i costi da sostenere per il nostro paese, secondo le valutazioni europee, oscillano tra un massimo di 19 miliardi €/anno e un minimo di 5,9 miliardi €/anno se si utilizzano meccanismi di flessibilità (peraltro invocati a gran voce dal Governo italiano).

Il Kyoto Club ha colto l’occasione per chiedere l’intervento della VIII Commissione affinché venga ripristinato l’obbligo del certificato energetico nelle compravendite edilizie perché è uno degli strumenti più importanti della certificazione energetica ed efficace per contrastare gli alti prezzi e i consumi energetici del paese.

In merito ai tre specifici provvedimenti oggetto dell’audizione ecco la posizione del Kyoto Club:

1) Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2003/87/CE al fine di perfezionare ed estendere il sistema comunitario di scambio delle quote di emissione dei gas a effetto serra – COM (2008) 16 definitivo.
Il KC da’ parere favorevole con tre osservazioni.
A. Lascia perplessi che le emissioni dei trasporti su strada e marittimi non rientrano nel campo di applicazione della direttiva proposta: secondo i dati più recenti dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – ISPRA contenuti nel Rapporto 2007 si tratta per l’Italia del 26% del totale delle emissioni. La Commissione dovrebbe indicare una data certa entro la quale anche queste emissioni possano rientrare nel campo di applicazione della direttiva.
B. Resta vago l’insieme dei controlli che si intende utilizzare per garantire l’applicazione della direttiva e le sanzioni in caso di inadempienze. Il regolamento previsto nella nuova formulazione dell’art. 14 dovrebbe tenerne conto e specificare nel dettaglio i controlli che le autorità nazionali devono attivare, le modalità di monitoraggio, di trasferimento dei dati alla Commissione e le sanzioni previste in caso di mancato rispetto delle norme.
C. Considerata la serietà della situazione, ormai generalmente riconosciuta, ogni slittamento nelle scadenze di recepimento e attuazione dovrebbe essere escluso sin da ora.

2) Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio concernente gli sforzi degli Stati membri per ridurre le emissioni dei gas ad effetto serra al fine di adempiere agli impegni della Comunità in materia di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra entro il 2020 – COM (2008) 17 definitivo.
Il Kyoto da’ parere favorevole.

3) Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa allo stoccaggio geologico del biossido di carbonio e recante modifica delle direttive 85/337/CEE e 96/61/CE del Consiglio e delle direttive 2000/60/CE, 2001/80/CE, 2004/35/CE, 2006/12/CE e del regolamento (CE) n. 1013/2006 – COM (2008) 18 definitivo.
Il KC fornisce un parere di perplessità.

Per gli stessi motivi che la stessa Commissione delinea nella relazione che accompagna la proposta: il rischio che la tecnologia di cattura e stoccaggio del biossido di carbonio (CCS) possa distogliere l’attenzione dall’efficienza energetica e dalle fonti rinnovabili; la necessità di evitare fuoriuscite di CO2 dai siti di stoccaggio; il fatto che la tecnologia CCS non è abbastanza matura per poter essere imposta; rischi di conseguenze dannose irreversibili.
Al punto che “Entro il 2015 la Commissione valuterà se sarà necessario proseguire l’esame delle autorizzazioni e potrà proporre le misure del caso”.

Quelle già citate più sopra, appaiono al Kyoto Club le priorità di intervento.

Scarica il documento integrale del Kyoto Club

 

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