Le coperture a verde, una modernissima tecnica "babilonese" | Edilone.it

Le coperture a verde, una modernissima tecnica “babilonese”

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Alla stregua delle Olimpiadi moderne, che il barone De Coubertin reinventò verso la fine del XIX secolo per omaggiare l’antica Olimpia e il proprio amore per la cultura ellenistica, così le coperture a verde possono essere considerate, in modo pressoché analogo, una reinterpretazione in chiave moderna dei giardini pensili di Babilonia.

E’ di uso comune collocare la nascita del “tetto verde” moderno al 1865, quando l’architetto tedesco Von Rabitz teorizzò l’utilizzo di questa soluzione quale tentativo di combattere l’eccessivo inquinamento legato alla crescente antropizzazione dell’ambiente, conseguenza della rivoluzione industriale in atto in quegli anni.

Un impulso successivo a questo tipo di soluzione architettonica venne dato, quasi 60 anni dopo, addirittura da Le Corbusier, il quale, negli anni ’20 del secolo scorso, concepì il “Toit Terrasse” come uno dei punti cardine del suo “Vers l’Architecture”, forse anche sulla scorta del fervore generato solo pochi anni prima dai primi scavi diretti dall’architetto tedesco Robert Koldewey, che, nel 1917, tentò di riportare alla luce qualche testimonianza dei giardini babilonesi, non lontano dall’odierna Baghdad.

Il grande architetto franco-svizzero sviluppò la sua tesi con l’obbiettivo di rendere vivibile ed abitabile un luogo fino a quel momento poco o per nulla fruito dall’architettura come il tetto, oltre a riprendere la teoria precedente secondo la quale la copertura a verde degli edifici poteva essere un sistema naturale per ottimizzare la coibentazione degli edifici e per combattere l’inquinamento crescente dei centri urbani.

Fino agli anni ’60, tuttavia, la copertura a verde vede applicazioni piuttosto limitate e appannaggio di sporadiche realizzazione private, mentre è a partire dagli anni ’70, in particolare nei paesi scandinavi, in Svizzera, Austria e Germania, che viene riconosciuta legalmente come una soluzione di mitigazione ambientale, in particolare come efficace isolante termico e acustico per l’edificio sul quale viene posata.

Le normative europee ed italiane in materia di coperture a verde

Sono stati proprio Germania, Svizzera ed Austria, i primi paesi a dotarsi di leggi in materia via via sempre più definite nel corso degli anni, spesso accompagnandole con forme di incentivazione diretta o indiretta all’uso del verde pensile, per favorire realizzazioni che avessero realmente una valenza sull’impatto ambientale e sulla mitigazione dell’inquinamento urbano e non rimanessero confinate alla semplice applicazione di natura estetica. Dal punto di vista delle linee guida, quella certamente riconosciuta come più completa, diventata col tempo un riferimento fra gli esperti di settore, è la “Richtlinie für die Planung, Ausführung und Pflege von Dachbegrünungen”, tradotto in italiano, la linea guida per la progettazione, l’esecuzione e la manutenzione di coperture a verde, definita dal Forschungsgesellschaft Landschaftsentwiklung Landschaftsbau, meglio noto come FLL, ovvero l’associazione tedesca di ricerca dei costruttori del paesaggio.

L’Italia, al contrario dei paesi del nord Europa, si è dotata solo in tempi piuttosto recenti di una normativa in materia. Risale infatti al 2007 l’adozione della linea guida UNI 11235:2007 (Istruzioni per la progettazione, l’esecuzione, il controllo e la manutenzione di coperture a verde) che ricalca in pratica la prescrizione europea a proposito dell’utilizzo del verde pensile sugli edifici in ambito urbano. La norma italiana si pone come obbiettivo quello di fornire le regole d’arte per la realizzazione delle coperture a verde, rendendole fruibili a tutti i partecipanti al processo edilizio, sia per applicazioni private che pubbliche. La UNI 11235 dà istruzioni a livello dei singoli elementi utilizzati e sulle modalità di assemblaggio degli stessi all’interno della soluzione complessiva, seguendo una regola omogenea che va dalla progettazione alla manutenzione e controllo della copertura, fornendo tutte le azioni chiave da seguire a ciascun attore del processo, al fine di circostanziare ogni passaggio dalle fasi di realizzazione al contesto climatico ed edilizio fino alla destinazione d’uso finale.

Dal rispetto delle normative sopra descritte, ne deriva un prodotto che apporta benefici climatici fuori e dentro casa, piacevolezza estetica, isolamento acustico, risparmio energetico, contributo all’abbattimento delle polveri sottili in città, e costi non particolarmente penalizzanti rispetto ad una copertura tradizionale.

In effetti, se i giardini pensili di Nabucodonosor II furono giudicati una delle sette meraviglie del mondo antico, qualche motivo valido avrà pur dovuto esserci.

 

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