Il ruolo delle norme ISO nella lotta ai cambiamenti climatici | Edilone.it

Il ruolo delle norme ISO nella lotta ai cambiamenti climatici

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La conferenza tenutasi a Bali (Indonesia) lo scorso dicembre, che ha visto la partecipazione di oltre 12.000 delegati, ha evidenziato come il tema dei cambiamenti climatici rappresenti una priorità, non solo per le future generazioni.
L’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), co-vincitore nel 2007 del Premio Nobel per la Pace, ha evidenziato l’inequivocabile impatto delle attività umane sul clima: le concentrazioni di anidride carbonica in atmosfera sono infatti cresciute vertiginosamente dall’inizio della rivoluzione industriale, passando da valori medi di circa 280 ppm (parti su milione) sino al 1850 ai 379 ppm del 2005.
Secondo un apposito rapporto dell’IPCC, se le emissioni di gas serra dovessero continuare ai ritmi attuali potrebbero prodursi nel XXI secolo cambiamenti climatici ben più evidenti di quelli, già significativi, registrati nel corso del secolo precedente.
Ma se le analisi e le teorie, in questo campo, sono numerose – e non sempre concordi – il punto sul quale tutti concordano è il ruolo che le imprese e i governi possono svolgere nel trovare soluzioni comuni e iniziative condivise ad un problema di portata così globale. Il fondamentale contributo che l’ISO può fornire, in questa direzione, è stato debitamente evidenziato in una speciale sessione organizzata dal World Business Council on Sustainable Development (WBCSD) e dal World Research Institute (WRI).
In primo luogo la struttura e le procedure stesse dell’ISO sono fatte per raccogliere consenso tra paesi – e quindi tra soggetti istituzionali – come anche tra un’ampia gamma di altri soggetti presi dalla società civile e dal mondo dell’impresa (ad oggi 157 paesi e più di 600 tra organizzazioni internazionali e locali collaborano con l’ISO attraverso più di 3000 comitati e gruppi di lavoro).
In secondo luogo le norme ISO offrono un pacchetto di strumenti pratici sviluppati per far fronte ai cambiamenti climatici sotto quattro punti di vista:

  1. controllo delle emissioni, attraverso normativa tecnica legata a nuove tecnologie e metodi di misura (ISO/TC 211 sulla geomatica, ISO/TC 146/SC5 sulla meteorologia);
  2. quantificazione e comunicazione dell’impatto ambientale (ISO 14064 parti 1 e 2; ISO 14065);
  3. promozione di buone pratiche in gestione ambientale (ISO 14001);
  4. apertura dei mercati all’efficienza energetica e alle energie rinnovabili (idrogeno, nucleare, eolico, biocombustibili).

In particolare ISO, WBCSD e WRI hanno posto in evidenza la recente firma di un accordo di collaborazione (Memorandum of Understanding) con il quale le tre organizzazioni si impegnano a cooperare per la promozione delle norme della famiglia ISO 14064 e del protocollo sui gas a effetto serra. Anche nella seconda settimana di incontri l’ISO ha fornito il suo contributo, essendo al centro di una nuova iniziativa per promuovere le azioni della piccola impresa in materia di sostenibilità. Il progetto prevede una stretta collaborazione tra diversi soggetti che svolgono un ruolo significativo a livello mondiale: ISO, UNEP (United Nations Environment Programme), Global Compact, IISD (International Institute for Sustainable Development), oltre al già citato WBCSD.

Nel corso degli ultimi giorni di conferenze è stato dato risalto, attraverso un apposito evento, al nuovo standard per la certificazione delle azioni volontarie di riduzione-compensazione delle emissioni effettuate dalle imprese: si tratta del Voluntary Carbon Standard (VCS), sviluppato dall’International Emissions Trading Association (Ieta), dal WBCSD e da The Climate Group, che tra l’altro incorpora gli esigenti requisiti delle norme ISO 14064 e ISO 14065.

Per altre informazioni, consultare il sito web:

http://www.uni.com/it/

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