Il prossimo G8 ambiente a Siracusa, a fine aprile | Edilone.it

Il prossimo G8 ambiente a Siracusa, a fine aprile

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Lo ha annunciato lo scorso 22 novembre il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo nell’ambito della 13ª edizione di Expobit. Le nuove tecnologie per le fonti alternative e per il risparmio energetico saranno, infatti, temi che si discuteranno nel G8 ambiente che si svolgerà a Siracusa a fine aprile e che vedrà riuniti i ministri dell’ambiente degli otto paesi più industrializzati ma anche quelli di Paesi come India, Cina, Brasile, Messico, Sud Africa, Australia, Indonesia, Corea del Sud che saranno co-protagonisti dello sviluppo di domani. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo durante il convegno “L’energia e le prospettive per il territorio saranno al centro del convegno Energia in Sicilia: opportunità, problematiche e sviluppo”, organizzato dal WEC Italia, che si è svolto, sabato 22 novembre – al “Centro Fieristico Le Ciminiere” di Catania.

Questo autunno del 2008 rappresenta per l’economia mondiale un momento di svolta. La crisi che investe il sistema globale impone scelte e misure che devono coinvolgere tutti i paesi. Non ci sono più zone franche, oasi al riparo dalla congiuntura. E si tratta di una crisi in cui Energia e Ambiente giocano un ruolo decisivo. Una crisi superabile se si riuscirà ad adottare una strategia globale che coinvolga l’occidente, ma anche paesi fino a ieri poveri ed oggi in tumultuoso sviluppo come l’India, la Cina, ma anche la Corea del Sud, l’Indonesia, il Messico, il Brasile.

Perché oggi è molto più grande di ieri il mondo che ha bisogno di grandi quantità di energia. E’ molto più grande di ieri il mondo che chiede, pretende sviluppo, livelli di vita e di benessere simili a quelli occidentali. E questo nuovo mondo enormemente popolato, ma anche ricchissimo di risorse naturali, sta rapidamente colmando il gap tecnologico ed è in grado di offrire beni e servizi sul mercato mondiale a prezzi molto inferiori a quelli del nostro occidente ed in particolare della nostra Europa.

La sfida dello sviluppo si gioca sull’energia che dello sviluppo è il motore. Vincerà chi riuscirà a procurarsene di più a prezzi più bassi. Vincerà chi sarà in grado di costruire mix energetici autonomi, non soggetti alle crisi del petrolio ed alla sua prospettiva di esaurimento. Vincerà chi saprà costruire un sistema di energia ecosostenibile.

Ma per la prima volta questa partita ha una variante fino a ieri inedita: non si potrà vincere o perdere da soli. Come la crisi odierna dimostra, esiste un’interdipendenza mondiale delle economie, e la partita dello sviluppo si vince o si perde insieme. Tutti.

Il Governo – dice la Prestigiacomo – ha le idee chiare sulla posta in gioco ed ha una strategia: ve la riassumo in tre frasi:
“Investiremo in energia solare, eolica e nei biocombustibili di nuova generazione;
Sfrutteremo l’energia nucleare rendendola allo stesso tempo più sicura;
Svilupperemo le tecnologie per il carbone pulito”.

Questo programma che sottoscrivo in pieno, queste tre frasi non sono mie, non sono tratte da un discorso di Berlusconi. Questo è il programma di Barak Obama, tratto dal discorso che il neo presidente statunitense ha pronunciato martedì, cinque giorni fa, in occasione del Summit Globale sul Clima dei Governatori degli Stati Americani. E’ il momento di un cambio di passo, di un cambio di cultura.

La sfida che l’attuale congiuntura mondiale ci pone è quella di dar vita non a misure sanzionatorie e punitive, bensì ad interventi in grado di indurre gli investimenti in innovazione tecnologica per qualificare e rendere più competitiva, oltre che più ecosostenibile, l’economia italiana ed europea.

Ed a tal proposito un accenno all’attualità è doveroso e l’attualità di questi giorni è il negoziato sul pacchetto clima-energia, la proposta del famoso 20-20-20, il programma unilaterale per la riduzione delle emissioni, la promozione delle energie alternative e il risparmio energetico.

Come è noto l’Italia ha posto all’Europa quattro questioni essenziali:

la sostenibilità economica delle misure; l’equità nella ripartizione degli oneri fra i partner europei; un ragionevole rapporto fra costi e benefici ambientali; il rispetto del principio del “chi più inquina più paga”.

Sono questioni economiche ma anche, forse soprattutto, culturali. Riteniamo infatti che l’emergenza ambientale non possa essere affrontata come una “variabile indipendente” del sistema. Questa visione è frutto di un modo vecchio e perdente di porre i temi ambientali: quello di contrapporre tutela e sviluppo, quello di imporre un approccio punitivo nei confronti del sistema produttivo, un sistema fatto di sanzioni e di condanne pseudo – morali .

Io credo invece che lo sviluppo sostenibile non debba essere l’antagonista del sistema ma debba diventarne invece il principio guida. Credo che un paese come l’Italia, un insieme di paesi evoluti qual è l’Europa, debba darsi regole capaci di innescare un cambiamento strutturale della nostra società in direzione della eco sostenibilità, incentivando il mutamento del sistema produttivo, fissando obiettivi economicamente plausibili.

Crediamo che i governi debbano indicare percorsi che siano non solo utili dal punto di vista ambientale ma anche motori di uno sviluppo nuovo.

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