Enea: rapporto Energia e Ambiente 2006, riduzione CO2 | Edilone.it

Enea: rapporto Energia e Ambiente 2006, riduzione CO2

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Nel rapporto “Energia e Ambiente 2006“, presentato lo scorso 13 aprile dall’Enea nella sua sede romana, si sostiene che le emissioni di anidride carbonica potranno ridursi fino a – 57% entro il 2020, grazie all’efficienza energetica. Il rapporto, giunto all’ottava edizione, analizza la situazione energetica italiana e internazionale; è costituto da due volumi – il primo dedicato agli aspetti complessivi della situazione energetico-ambientale, il secondo ad approfondimenti statistici – ai quali è stato affiancato quest’anno il volumetto ‘Analisi e Scenari’, destinato a tutti quei lettori non specialistici, sempre più preoccupati dai problemi legati all’energia e all’ambiente.

Il rapporto sostiene che la riduzione di CO2 può essere originata da tre modalità, con la seguente ripartizione d’incidenza:
27% dalle fonti rinnovabili (incidenza determinate);
15% dagli interventi di miglioramento dei processi di conversione dell’energia primaria agli usi primari (efficienza energetica);
15% dalla decarbonizzazione dell’uso di fossili.

Nel capitolo efficienza – secondo il rapporto dell’Enea – è importante l’effetto che si riscontra nel settore residenziale, particolarmente con riguardo al riscaldamento, che costituisce quasi l’80% dei consumi finali. Efficienti tecnologie per l’edilizia e l’impiantistica sono attualmente in grado di produrre effetti significativi già nel medio periodo, consentendo – sempre secondo l’ente di ricerca – una riduzione della domanda nel lungo periodo compresa tra il 16 e il 23 per cento.

L’Enea, oltre a raccomandare un massiccio ricorso all’efficienza energetica negli usi finali e un’incisiva promozione delle fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica e per gli usi termici nel settore civile e per il ricorso a biocarburanti nel settore dei trasporti, individua, nello scenario di riduzione delle emissioni di CO2, una quota di ‘decarbonizzazione‘ delle fonti primarie di origine fossile. Tale riduzione, che si mantiene a partire dal 2020 intorno al 15% delle riduzioni totali, è dovuta inizialmente all’aumento della quota di gas naturale sul totale delle fonti fossili mentre, a partire da quella data, cresce il ricorso alle tecnologie di cattura e confinamento della CO2 che nello scenario al 2030 arrivano a pesare per una metà sul processo complessivo di decarbonizzazione.

Si tratta, in sintesi di quattro principali modalità di azione in materia energetica sulle quali il presidente di Legambiente Roberto Della Seta ha espresso il seguente commento: ‘Il rapporto dell’Enea è un’ulteriore conferma di quello che diciamo da tempo. Per ridurre le emissioni, rispettare gli obiettivi del protocollo di Kyoto e diminuire anche la dipendenza dalle importazioni di fonti fossili, l’Italia deve puntare su risparmio, efficienza e fonti rinnovabili. Puntare su un aumento dell’uso del carbone, la fonte fossile che genera le più alte emissioni specifiche di CO2, nel mix energetico è invece assolutamente incoerente e anacronistico’.

Il rapporto “Energia e Ambiente 2006” esprime inoltre una valutazione sull’anno 2006, come quello in cui il dibattito sul riscaldamento globale ha registrato una forte convergenza di posizioni sull’influenza dell’uomo nell’alterazione del sistema climatico. Le decisioni del marzo 2007 del Consiglio europeo hanno posto al centro della politica energetica, gli obiettivi dello sviluppo sostenibile e della lotta ai cambiamenti climatici come presupposti per la competitività e la sicurezza. L’Unione Europea ha recentemente varato una serie di provvedimenti che vincolano gli stati membri nelle misure da adottare, da qui al 2020, per contrastare gli effetti del consumo energetico sul clima: almeno il 20% dell’energia primaria dovrà essere prodotta con fonti rinnovabili, le emissioni in atmosfera dovranno essere ridotte del 20% e ancora un 20% è il risparmio di energia che si intende ottenere soprattutto attraverso il miglioramento dell’efficienza energetica. Tali misure incideranno notevolmente sul modo di produrre e consumare energia e costituiranno per diversi paesi dell’Unione, Italia compresa, una grande sfida per la competitività della propria economia, ma anche una grossa opportunità per lo sviluppo e l’innovazione.

L’Italia ha avviato un cambiamento di passo sulle questioni energetiche, come testimoniano la legge finanziaria 296 e il disegno di legge 691 in discussione in Parlamento, ma il percorso richiede ancora un grande impegno nelle attività di ricerca. Lo sviluppo e l’adozione di tecnologie ancora oggetto di sviluppi e di processi di ingegnerizzazione è ritenuto un fattore determinante per le riduzioni delle emissioni di CO2 nel nostro paese.

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