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Edilizia: ruolo centrale nella Relazione sui cambiamenti climatici

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Nella Relazione sulle tematiche relative ai cambiamenti climatici (n.6-00021, primo firmatario Ermete Realacci), approvata lo scorso 18 settembre dalla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, si illustra approfonditamente l’argomento, partendo dall’impegno assunto dall’Unione europea di conseguire entro il 2020 l’obiettivo del 20% di energie rinnovabili sul consumo totale.

Le proposte e strumenti d’intervento proposte nel documento partono da un’analisi della consistenza del fenomeno, giungendo a definire le modalità con le quali la comunità internazionale e i singoli paesi possono affrontarlo.

Nell’ambito delle proposte, in particolare, all’edilizia viene dedicato un apposito spazio, in virtù del suo contributo ai consumi energetici totali del Paese, pari a circa il 30%. Al riguardo viene rilevato che “le prestazioni medie degli edifici italiani sono mediocri. I margini di miglioramento sono in questo ampio settore decisamente promettenti. Peraltro gli investimenti a carico dei privati si ripagano nel giro di pochi anni e diventano presto un significativo risparmio monetario per le famiglie, un impulso alle imprese edili e alla relativa occupazione, oltre che un risparmio energetico per il Paese”.

Tuttavia, secondo quanto afferma la relazione, i margini di miglioramento nel settore dell’edilizia sono decisamente promettenti e le azioni svolte dal Governo negli ultimi anni, nonché la crescente sensibilizzazione del popolo italiano fanno ben sperare.

Nel settore edile, sono state, altresì, delineate alcune linee d’azione, ritenute determinanti per la riduzione delle emissioni causate dal raffreddamento e dal riscaldamento degli edifici. In particolare, esse vertono su:
– il risanamento edilizio;
– impianti di riscaldamento e raffreddamento più efficienti;
sistemi passivi contro la dispersione termica (coibentazioni, vetro-camera, ecc.);
– sistemi di illuminazione a basso consumo (lampade a risparmio energetico);
– tecnologie dell’edilizia bio-climatica;
– pannelli solari termici e fotovoltaici;
– la microgenerazione eolica;
– il rafforzamento dei requisiti di efficienza richiesti per le nuove costruzioni e l’estensione alle ristrutturazioni;
– la certificazione energetica degli edifici da promuovere ed estendere.

A tal riguardo, la relazione contiene la constatazione di dover monitorare continuamente la detrazione del 55% introdotta con l’ultima Finanziaria per il miglioramento energetico degli edifici, al fine di valutarne gli effetti reali, correggerne gli aspetti problematici, renderla permanente nel tempo ed ampliarne la portata. Si auspica, inoltre, che il Governo si renda finalmente conto delle eccessive diversità di applicazione delle leggi statali che, venendo recepite diversamente da regione a regione e senza alcun coordinamento, creano forte disagio tra i “consumatori energetici”, i quali rappresentano la base per l’attuazione di una politica energetica intelligente. Allo Stato si chiede di dare per primo il buon esempio partendo da programmi incisivi di ristrutturazione energetico-ambientale dell’ingente patrimonio pubblico (case, scuole, uffici, caserme, impianti sportivi, carceri, sedi delle ambasciate all’estero, ecc.) coinvolgendo nel programma tutti i Ministeri e gli Enti interessati.

Il paragrafo 2.4 della relazione che, partendo dalla constatazione che la quota di energie rinnovabili del nostro Paese è ancora del tutto insufficiente e che molto può essere realizzato, propone:
– un forte potenziamento dell’utilizzo dell’energia eolica, che in Italia ha superato i 2000 MW, ma che potrebbe facilmente espandere di 3-4 volte la potenza installata;
– un quadro più stabile per gli incentivi al fotovoltaico in modo da favorire la produzione nazionale di pannelli che al momento vengono per la metà importati dall’estero;
– l’estensione del meccanismo del “conto energia” anche alle altre energie rinnovabili.

Il documento richiama inoltre l’attenzione su alcuni indispensabili presupposti allo sviluppo delle energie rinnovabili. Tra questi:
– rendere giuridicamente certi, stabili nel tempo e aumentare considerevolmente gli incentivi allo scopo di stabilizzare la produzione, la promozione, l’installazione, nonché rafforzare la sicurezza programmatica degli investimenti;
– ridefinire chiaramente i regimi autorizzativi per accelerare le procedure;
– definire obiettivi ragionali concordati e vincolanti (con premi e sanzioni).
– rendere ancora più vincolanti gli obblighi di sfruttamento di energie rinnovabili nelle nuove costruzioni e il risanamento profondo delle vecchie costruzioni.

In relazione, infine, alla necessità di recuperare il ritardo accumulato nella costruzione di una filiera industriale dedicata “alle nuove fonti energetiche, al rilancio delle fonti rinnovabili, allo studio di nuovi materiali, macchinari ed impianti ecocompatibili”, il documento identifica alcuni ambiti su cui impegnare, in particolare, le Agenzie di ricerca e le Università tra cui:
– le tecniche avanzate di risparmio energetico nei diversi settori civili e industriali;
– le energie rinnovabili (solare termico e fotovoltaico anche polimerico, eolico, geotermico, onde e maree, biocombustibili, ecc.);
– le nuove frontiere dell’energia come l’idrogeno e le celle a combustibile;
– i sistemi e i materiali avanzati in edilizia;
– le tecniche di risparmio idrico;
– il nucleare da fusione e la fusione fredda.

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