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Copenaghen: allarme crescita urbana per Europa dall’Aea

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L’Europa necessita di una politica comunitaria che coordini un’efficace pianificazione delle aree urbane. Per quanto ignorata, la sovraccrescita urbana rappresenta una sfida ambientale che rischia di compromettere l’equilibrio ambientale, sociale ed economico dell’Europa. Sono le affermazioni che l’Agenzia europea dell’ambiente (Aea) ha reso lo scorso 25 novembre a Copenaghen, sede dell’organismo comunitario, la cui missione (in funzione dal 1994) è raccogliere, mettere insieme e diffondere in tempo utile le informazioni sullo stato e l’evoluzione dell’ambiente a livello europeo. Quanto diffuso dall’Aea, trova documentazione nel sito: http://local.it.eea.europa.eu/.

Nella relazione, intitolata «Urban sprawl in Europe. The ignored challenge» (La sovraccrescita urbana in Europa. La sfida ignorata), si sollecita pertanto lo sviluppo di una politica a livello comunitario finalizzata al coordinamento e al controllo delle attività di pianificazione del territorio per porre rimedio a quei tanti problemi ambientali che derivano dalla rapida espansione delle aree urbane.

L’Europa risulta uno dei continenti più urbanizzati del pianeta: circa il 75% della sua popolazione vive in aree urbane, con più di un quarto del territorio dell’Unione Europea direttamente destinato ad usi urbani. La relazione, contenente studi riguardanti sette città europee, che illustrano diversi approcci, condivisibili o meno, relativi alle attività di pianificazione ed applicati negli ultimi 50 anni, sottolinea, in particolare, che il fenomeno dell’espansione incontrollata, colpisce quasi tutte le città europee e non manca di suggerire iniziative e politiche per il futuro, volte a fronteggiare con efficacia la continua tendenza alla sovraccrescita urbana.

Ma, quand’è che si può verifica una sovraccrescita urbana o espansione urbana incontrollata? Si ritiene il verificarsi del dato quando il tasso di trasformazione d’uso del suolo supera quello di crescita della popolazione. Secondo i dati della relazione, oltre un quarto del territorio dell’Unione europea è stato urbanizzato. Nel decennio compreso tra il 1990 e il 2000, sono stati edificati oltre 800 000 ettari di territorio europeo: un’estensione pari a tre volte la superficie del Lussemburgo. Naturalmente si tratta di dati che vanno letti alla luce di alcune dinamiche sociali e modelli di consumo. L’allungamento della vita media degli Europei, l’assottigliarsi dei nuclei familiari, sempre più mononucleari, creano un aumento della pressione abitativa in termini di spazio. Anche la tendenza a viaggiare e consumare maggiormente contribuisce alla tendenza rilevata e, così continuando, le aree urbane raddoppieranno nell’arco di appena un secolo.

Detto ciò, il paventato pericolo è che ne derivi un aumento del fabbisogno energetico e di infrastrutture per i trasporti nonché l’occupazione di estensioni sempre più ampie di suolo, con un conseguente aumento delle emissioni di gas ad effetto serra ed un danno per l’ambiente naturale. Il cambiamento del clima e l’aggravarsi dell’inquinamento atmosferico e acustico sono fra le conseguenze.

L’affermazione che suscita i maggiori interrogativi, è quella della prof.ssa Jacqueline McGlade, direttore esecutivo dell’Aea, secondo la quale «I fondi strutturali e di coesione dell’UE, strumenti di cruciale importanza per la società in Europa, rientrano fra i principali responsabili della sovraccrescita urbana». Diverse città europee, utilizzando tali strumenti avrebbero in pratica mutuato modelli di sviluppo urbano, forse, non necessari. La relazione, sostiene che, oggi, «anche nei casi in cui la pressione demografica è irrilevante o addirittura inesistente, il fenomeno dell’espansione urbana incontrollata subisce l’influenza di diversi altri fattori, che scaturiscono dal desiderio di realizzare nuovi stili di vita in aree periferiche, lontane dal centro delle città».

Tra i rimedi proposti, vi è quello di utilizzare efficacemente i fondi strutturali e di coesione della UE, ma, in linea con le normative ambientali, al fine di evitare e di attenuare l’espansione incontrollata.

Riguardo all’importante capitolo degli interventi sulle infrastrutture dei trasporti, nella relazione si auspica la loro realizzazione non limitatamente alla semplice
costruzione di nuove strade e ferrovie, ma nell’ambito di un approccio globale, che tenga in considerazione l’impatto effettivamente prodotto dagli investimenti finalizzati alla creazione e al sostegno delle economie locali e urbane. Dovrebbe essere parte di uno sviluppo equilibrato e policentrico che riduca i danni all’ambiente.

I rilievi e gli interrogativi sollevati dalla relazione dell’Aea, sono importanti soprattutto in un momento in cui l’UE e i suoi Stati membri stanno discutendo su come allocare il prossimo bilancio dell’Unione europea.

Per consultare il testo integrale della relazione, scarica il pdf:

eea_briefing_4_2006-IT.pdf

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