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Clima: preoccupazione dall’Artico

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Il declino dell’Artico procede sempre più in fretta. Per la prima volta si sono aperti il passaggio a Nord-ovest sopra l’America settentrionale, sia quello a nord-est sopra la Russia. Il Wwf, nel fornire un quadro aggiornato della situazione nella regione, lancia oggi un nuovo allarme ghiacci.

Settembre e’ il mese dei rilevamenti sullo scioglimento dei ghiacci artici e dai dati a disposizione sembra che attualmente siamo vicini al record negativo dell’anno scorso, quando la calotta artica si ridusse a 4,13 milioni di km2. Uno scioglimento così massiccio si è realizzato con 30 anni di anticipo rispetto al previsto. I modelli più recenti ci dicono che tra il 2013 e il 2040 ci saranno delle estati in cui l’Artico sarà libero dai ghiacci, come non succedeva da più di un milione di anni.

Il 2007 ha presentato un record in negativo: la calotta artica si è ridotta del 40% rispetto agli anni ’80 e del 20% rispetto al 2005.

Secondo il Wwf, il continuo scioglimento dei ghiacci più antichi e spessi significa che la calotta artica sta seguendo un trend che la sta portando a essere sempre più ‘giovane’ e sempre più sottile. La parte di ghiaccio che ha almeno 5 anni è diminuita del 56% tra il 1985 e il 2007, mentre il ghiaccio più vecchio è pressoché sparito. Prese tutte insieme, le nuove cifre mostrano chiaramente che l’Artico sta vivendo un declino sempre più rapido.

Per i rappresentanti del Wwf il 2009 sarà un anno cruciale per affrontare il problema dei cambiamenti climatici: i governi mondiali stanno negoziando un nuovo accordo sul clima che dovrà entrare in vigore nel 2013, quando il protocollo di Kyoto cesserà di funzionare. Questi negoziati vanno accelerati per permettere la firma dell’accordo alla Conferenza delle Parti della Convenzione Quadro sui Mutamenti Climatici dell’Onu che si terrà a Copenaghen nel dicembre 2009, tra soli 15 mesi.

Le previsioni avanzate per il periodo 2013/2040 – con estati in cui l’artico sara’ libero dai ghiacci, come non succedeva da milioni di anni – avrebbero come conseguenze sul clima, un’accelerazione del riscaldamento dell’emisfero nord, un cambiamento delle precipitazioni e della frequenza ed intensita’ di eventi meteo estremi.

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