Clima, 12/13 sett. a RM: strategia di adattamento in Italia per frane e alluvioni | Edilone.it

Clima, 12/13 sett. a RM:
strategia di adattamento in Italia per frane e alluvioni

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Classificata come un paese ad elevato rischio per alluvioni, frane e valanghe, l’Italia dovrà correre ai ripari per non continuare ad essere vittima di tali fenomeni destinati ad aumentare con i mutamenti climatici. Ne è interessato il 10% del territorio italiano, ma ad essere coinvolti sono oltre 6.600 comuni (81,9%). Queste argomentazioni saranno al centro del dibattito della Conferenza sui cambiamenti climatici, del 12 e 13 settembre a Roma.

Il nuovo assunto sull’argomento è quello secondo il quale non è sufficiente parlare di effetto serra e cambiamenti del clima. Non basta studiare come limitare le emissioni di anidride carbonica e degli altri gas serra. I paesi europei più attenti al fenomeno dei cambiamenti climatici (Finlandia, Olanda, Francia, Spagna, Regno Unito) hanno già messo a punto anche un piano di adattamento, così come Australia e Canada. Tali paesi hanno studiato e definito delle azioni capaci di prevenire o nel peggiore dei casi limitare gli effetti del cambiamento climatico sul territorio, sulla salute dei propri cittadini, sull’economia nazionale.

La Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici, il 12 e 13 settembre a Roma nel palazzo della Fao, è organizzata dal ministero dell’Ambiente e dall’Apat (Agenzia nazionale per l’ambiente) per spingere l’Italia ad adottare una strategia di adattamento climatico, ovvero misure che, a fronte di una modificazione del clima, permettono di evitare effetti catastrofici.

In preparazione della conferenza, sette convegni hanno avuto luogo in diverse città. Sono stati affrontati i temi ambientali più importanti per il nostro paese, in una prospettiva di cambiamento del clima. Lo scenario elaborato è allarmante se si guarda all’incremento della temperatura – 1,7 gradi negli ultimi cinquant’anni – ed allo stato delle risorse idriche.

L’adozione di misure di adattamento si traducono in un’occasione per reimpostare gli investimenti: modifiche nelle tecniche di coltivazione, una diversa pianificazione del territorio, l’adozione di modelli energetici basati su impianti piccoli e distribuiti sul territorio.

Per la messa in sicurezza del Paese, è stata stimata una spesa di 40 mld di euro, di cui circa 27 al Centro-Nord e circa 13 al Mezzogiorno.

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