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APEA in Italia

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Il tema delle APEA è stato introdotto nell’ordinamento giuridico nazionale quasi 13 anni fa (con il D.Lgs. 112/98). Negli anni i differenti strumenti normativi e finanziari adottati dalle regioni hanno portato alla formazione di un quadro fotografato dal Rapporto: “Le aree produttive ecologicamente attrezzate in Italia: stato e prospettive”, presentato il 14 marzo a Bologna, durante il convegno che aveva come obiettivo individuare le eventuali criticità e soluzioni operative.

La ricerca è stata condotta dalla La Rete Cartesio, nata su iniziativa delle Regioni Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Sardegna, Toscana e che conta ad oggi oltre 200 aderenti.

In Italia sono state contate 83 realta’ (per un totale di 10 mila ettari di superficie interessata, di cui 30 in Emilia Romagna, 21 in Friuli Venezia Giulia, 15 in Liguria, 9 in Toscana, 7 nelle Marche, 1 in Piemonte) APEA di dimensioni molto variabili (da un minimo di quattro ettari in Liguria ad un massimo di 560 ettari dell’area Spip Parma in Emilia Romagna), con la presenza di un gestore d’area a prevalente capitale misto (55%) a forte componente pubblica. Tra le principali dotazioni rilevate: sistemi per la raccolta, il trattamento e il recupero e riutilizzo delle acque, dotazioni di verde e valorizzazione degli elementi naturalistici, opere di messa in sicurezza dell’area, centri servizi (mensa, centro direzionale, asilo), reti per le telecomunicazioni di tipo avanzato (wireless, banda larga) e impianti centralizzati per la produzione di energia.

L’Emilia Romagna è quindi la regione che ha più aperto la strada a questo tipo di realtà, ”Le Apea – ha affermato Gian Carlo Muzzarelli, intervenendo al convegno – rappresentano un’innovazione per tutto il ciclo produttivo, ed un forte e concreto passo in avanti nella qualificazione energetica dell’Emilia-Romagna. Le caratteristiche di queste aree rispondono alla nostra concezione di sviluppo sostenibile, inclusivo e intelligente: favoriscono la collaborazione fra pubblico e privato e la progettazione partecipata di soluzioni comprese e accettate dalle comunita’ locali; danno benefici ambientali, abbassando i costi per le imprese; rendono, in sostanza, piu’ attrattivi i nostri territori”.

Un segnale che sottolinea come diverse regioni si stiano muovendo verso uno sviluppo raggiungibile non solo attraverso la ricerca e l’innovazione ma anche attraverso un’economia verde e sostenibile.

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