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Ambiente ed energia: Ue ripensa al nucleare

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Torna la proposta del nucleare in seno ai paesi membri dell’Unione Europea, anche se in chiave facoltativa, in relazione ai problemi ambientali e di approvvigionamento energetico, insieme. In questo controverso connubio sta forse una difficile chiave di lettura di un orientamento che ha già aperto un difficile dibattito.
Il pacchetto presentato il 10 gennaio 2007 dalla Commissione Ue, propone una serie di misure per la politica energetica che l’Europa dovrà seguire nei prossimi anni, finalizzate a combattere i cambiamenti climatici, e, al contempo, a rafforzare la sicurezza e la competitività europea nel settore. La Commissione Europea ha ritenuto che, con il raggiungimento di un accordo a livello internazionale sul regime applicabile dopo il 2012, entro il 2020 i paesi industrializzati dovrebbero riuscire ad abbattere le proprie emissioni del 30%. La proposta impellente e pressante della Commissione, intenta a sottolineare ulteriormente il proprio impegno, è che l’Unione europea si impegni ora ad abbattere le emissioni di gas serra di almeno il 20% entro il 2020, in particolare attraverso misure energetiche. Nei piani di Bruxelles però, oltre al capitolo dedicato alle rinnovabili, trova posto anche la richiesta di un maggiore ricorso all’utilizzo dell’energia nucleare. Secondo l’esecutivo europeo, per abbattere le emissioni di Co2 in atmosfera è indispensabile ridurre la dipendenza dagli approvvigionamenti esteri. Oltre al ricorso alle energie rinnovabili, la Commissione propone anche l’energia nucleare, attualmente fonte del 14% del consumo energetico dell’Ue e del 30% del suo consumo di energia elettrica. Nel formulare la proposta, la Commissione sottolinea che ogni Stato membro ha la facoltà di decidere se scegliere o meno il nucleare. Tuttavia, nel caso in cui nell’Ue la percentuale dell’energia derivante dal nucleare dovesse scendere, la Commissione raccomanda di bilanciare tale riduzione con l’introduzione di altre fonti energetiche a basse emissioni di carbonio; in caso contrario, sarà ancora più arduo abbattere le emissioni di gas serra. Dalla lettura del testo del documento (che produciamo in fondo all’articolo) si evince che non si tratta di un’imposizione alle politiche energetiche degli Stati membri, ma certamente di un orientamento che, oltre ad accendere inevitabili polemiche da più parti, rappresenta un cambio di rotta rispetto al passato dell”Europa unita‘.

Adesso, le stime della Commissione europea prevedono infatti che un rifiuto del nucleare porterebbe l’Europa – se la situazione rimanesse immutata – a importare nei prossimi anni il 93 per cento delle scorte di petrolio e gas con effetti disastrosi l’innalzamento delle temperature. Le associazioni ambientaliste – quali il WWf Italia e Legambiente – sostengono da tempo e con forza i temi della pericolosità dell’uranio sul piano della sicurezza (per problemi legati al terrorismo ed allo smaltimento delle scorte) e dell’inquinamento, uniti all’aspetto costo e esauribilità.

Per quanto riguarda l’Italia, nonostante la forte crescita in settori come l’eolico, il biogas e il biodiesel, l’Italia è ancora lontana dagli obiettivi definiti sia a livello nazionale che europeo. Lo si afferma nel documento presentato a Bruxelles dalla Commissione europea insieme al pacchetto sulla politica energetica. Secondo la normativa europea l’Italia dovrà arrivare al 25% di elettricità prodotta dalle rinnovabili entro il 2010.
Per approfondimenti, consultare il sito:
http://europa.eu.int/italia/

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