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Aggregati per calcestruzzo? Ora e’ possibile

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Anche per gli aggregati per il calcestruzzo, tutto parte, come spesso ormai accade, dall’Europa; è, infatti, il nuovo Regolamento 305/2011/Ue, in vigore dal 24 aprile 2013, che stabilisce e regolamenta l’armonizzazione della commercializzazione di tutti i prodotti da costruzione all’interno della Comunità Europea e in particolare definisce “disposizioni armonizzate per la descrizione della prestazione di tali prodotti in relazione alle loro caratteristiche essenziali e per l’uso della marcatura CE sui prodotti in questione”.

Tra le altre prescrizioni, un posto importante nel nuovo Regolamento occupa l’ecostenibilità del comparto e, in particolare, l’uso sostenibile delle risorse naturali: il legislatore ha stabilito, infatti, che “le opere di costruzione devono essere concepite, realizzate e demolite in modo che l’uso delle risorse naturali sia sostenibile”.

Entrano qui in gioco quindi, non solo una serie di procedure volte a minimizzare l’impatto del cantiere sull’ambiente, ma anche a privilegiare, o quanto meno a normare in maniera univoca  i criteri di riciclabilità dei materiali impiegati e l’uso di materie prime e secondarie ecologicamente compatibili.

Anche gli aggregati per la produzione del calcestruzzo sono da considerarsi compresi nel campo di applicazione del nuovo regolamento, almeno dalla sua data di entrata in vigore, fissata a partire dal 1 luglio 2013.

Ovviamente le normative vigenti che stabiliscono le caratteristiche prestazionali e dimensionali degli aggregati restano in vigore e in particolare la norma armonizzata di riferimento UNI EN 12620 che rende cogente il sistema di tipo 2+ (certificazione del controllo di produzione in fabbrica da parte di un organismo terzo abilitato) nel caso di uso strutturale e di tipo 4 (attestazione di conformità a cura del fabbricante) nel caso di uso non strutturale.

La norma UNI EN 12620 stabilisce anche i criteri di classificazione degli aggregati secondo caratteristiche geometriche, fisiche e chimiche e il sistema di controllo della produzione volto a raggiungere le prescrizioni della marcatura CE.

In Italia, per l’applicazione della EN 12620, si fa riferimento alla UNI 8520 parte1 e parte 2. La parte 1 definisce le caratteristiche che devono essere dichiarate e garantite dal produttore, mentre la parte 2 definisce i requisiti minimi necessari per gli aggregati destinati al calcestruzzo.

Come e quando usare gli aggregati riciclati?

Ovviamente la prima risposta alla domanda di questo box, sarebbe: appena possibile. La realtà, come al solito e molto più complessa, anche se recentemente sono stati compiuti numerosi passi nella direzione di una regolamentazione seria di questo delicato tema. Innanzitutto, è utile sapere che attualmente sono riconosciute tre tipologie di aggregati riciclati: gli aggregati da costruzione e demolizione, gli aggregati da scavo e quelli da calcestruzzo reso.

La classificazione degli aggregati da costruzione e demolizione cambia a seconda di quale sia la loro provenienza; ci sono poi gli aggregati frutto di terre e rocce da scavo (ovviamente senza materiali pericolosi o inquinanti), che non sono ancora molto usati nella produzione di calcestruzzo, e, infine, quelli provenienti da calcestruzzo avanzato dal getto e ritornato al produttore.

Per tutti e tre i tipi di aggregato il quadro normativo si è andato definendo a partire dal Decreto del Ministero dell’Ambiente del 5 febbraio 1998, “Individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti alle procedure semplificate di recupero ai sensi degli articoli 31 e 33 del decreto legislativo 5 febbraio 1997 n° 22” che riconosce una posizione determinante del settore delle costruzioni e di quello del mondo produttivo del calcestruzzo, per la capacità di assorbimento di rifiuti inerti.

Il Decreto del Ministero dell’Ambiente dell’8 maggio 2003 n°203 sancisce poi, per gli enti pubblici e per le società a prevalente capitale pubblico, l’obbligo di utilizzare a copertura di almeno il 30% del fabbisogno annuale, manufatti e beni realizzati con aggregati riciclati. La successiva Circolare del Ministero Ambiente del 15 luglio 2005 n° 5205 fornisce le indicazioni per l’operatività nell’uso di aggregati riciclati nel settore edile, stradale e ambientale, ai sensi del D.M. 203/2003.

Il D.Lgs. 152/2006, recante Norme in materia ambientale, è il riferimento cardine del segmento della gestione dei rifiuti. Con l’abrogazione del precedente Decreto Ronchi ha stabilito che le PA debbano impegnarsi nel recupero dei rifiuti attraverso il riciclo, il riutilizzo e il reimpiego. La Direttiva 2008/98/CE, recepita a livello nazionale con il D.Lgs. 205/2010, ha portato, seguendo le logiche del D.Lgs. 152/2006, al 70% la quota minima di rifiuti inerti da riciclare.

Le Norme Tecniche per le Costruzioni, Decreto Ministeriale 14 gennaio 2008, infine impongono delle limitazioni precise nell’impiego di aggregati grossi provenienti da riciclo sulla base dell’origine del materiale e sulla classe di resistenza del calcestruzzo al quale sono destinati, percentuali che possono arrivare per certe granulometrie e per le materie secondarie provenienti dalle demolizioni, fino al 100%.

Com’è chiaro, molto è stato fatto, ma molto resta da fare se nel 2010 i rifiuti da demolizione e costruzione prodotti in Italia sono stati pari 55 milioni di tonnellate, dei quali, e solo il 10% è stato utilizzato come aggregato riciclato nella filiera delle costruzioni.

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