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Acqua e nucleare: si vota in primavera

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Numerosi gli italiani che si sono mobilitati contro la privatizzazione dell’acqua. Sono state raccolte in tutto 1 milione e 400 mila firme e proposti sei quesiti referendari.

Di questi, quattro hanno ricevuto il nulla osta. Due dei tre quesiti accettati riguardano l’acqua e la richiesta di renderla di nuovo pubblica ovunque e senza condizioni. Si parla dell’abrogazione del decreto Ronchi che ha sancito nel 2009 che il servizio idrico non potrà più essere gestito da società pubbliche, ma dovrà essere affidato a società private o comunque possedute da privati almeno per il 40 per cento. Il secondo quesito riguarda la cancellazione della norma del cosiddetto Codice dell’ambiente che prevede una quota di profitto sulla tariffa per il servizio idrico, la “remunerazione del capitale investito”.

Non sono stati invece ammessi i quesiti riguardanti la cancellazione di un’altra norma del Codice dell’ambiente sulle forme di gestione e sulle procedure di affidamento delle risorse idriche e l’abrogazione di una parte del decreto Ronchi, che tuttavia sembrerebbe lasciare la porta aperta alla privatizzazione.

Ma gli italiani potranno esprimere la loro opinione anche a proposito del nucleare e potranno tornare a votare, dopo 24 anni, per la cancellazione dei provvedimenti che hanno riaperto questa strada nel Belpaese.

“È bene che la parola passi ora ai cittadini su materie tanto delicate perché è inconcepibile una privatizzazione selvaggia delle decisioni strategiche e gestionali sull’utilizzo di risorse non rinnovabili e preziose quali quelle idriche e pericolose ed inutili come l’energia nucleare – ha commentato Stefano Leoni, Presidente del WWF Italia – La responsabilità per questa situazione ricade interamente sul Governo per la sua ostinazione a negare ogni forma di confronto con la stragrande maggioranza degli italiani che sono contrari alla scellerata, costosa e pericolosa avventura nucleare, rendendo così inevitabile il ricorso allo strumento referendario”.

La data del voto non è stata ancora stabilità, bisognerà attendere che la sentenza della Corte Costituzionale passi al presidente della Repubblica, che dovrà fissare il giorno fatidico in una domenica compresa tra il 15 aprile ed il 15 giugno.

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