1.500 ettari di suolo l’anno fanno spazio al cemento

wpid-4593_brindisi.jpg

Città che crescono a dismisura e senza una corretta pianificazione urbana, e ancora troppo inquinate benchè sia aumentato il numero di veicoli “verdi”. È questa l’immagine dei grandi centri italiani dal punto di vista ambientale, che emerge dalla VI edizione del Rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano, presentato a Roma dall’ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale).

L’eccessivo consumo del suolo nei comuni analizzati, ogni anno “ruba”, a causa dell’urbanizzazione, più di 1.500 ettari di suolo agricolo o naturale; pesa l’assenza di una corretta pianificazione territoriale, per cui spesso aree di nuova urbanizzazione sono state ubicate in zone instabili. Una grave e spesso sottovalutata pressione sul territorio e sull’ambiente è la presenza di fenomeni franosi in aree densamente urbanizzate, con situazioni di elevato rischio per la popolazione.

A causa delle caratteristiche morfologiche, spesso associate a una non adeguata manutenzione, il territorio delle aree urbane italiane è anche esposto a fenomeni alluvionali. Le città maggiormente esposte sono Bari, Firenze, Foggia, Genova, Livorno e Padova, che hanno una percentuale di area urbanizzata con criticità idraulica superiore al 10%.

Le città capoluogo considerate nel rapporto sono state 34: dai dati, emerge che il numero di autovetture immatricolate tra 2007 e 2008 è rimasto pressoché invariato rispetto all’anno precedente, per un totale di 7milioni 508mila, con un incremento dello 0,5%. Molte città sono sopra la soglia delle 500 auto ogni 1000 abitanti: Roma è al primo posto con 706 seguita, tra i grandi centri, da Torino con 628 e Palermo con 599. Alta densità di auto anche in molte città medio piccole come Potenza (703), Catania (702) e Perugia (686). Il parco veicolare si è rinnovato con una maggiore presenza di automobili Euro 4, in crescita dappertutto, con punte del 49,1% in più a Brescia, del 25,9% a Torino e del 23,3% a Milano. Anche le auto a metano o Gpl superano ormai in alcune realtà il 10% del totale, pur se non si arresta la crescita di quelle a gasolio e di grossa cilindrata, mentre continuano a diminuire i veicoli commerciali leggeri di vecchia generazione, più inquinanti, che ad esempio a Torino sono in calo dell’81% tra il 2000 e il 2008.

Le emissioni scendono per tutti gli inquinanti, ma resta alta la concentrazione in aria di quelli più  pericolosi per l’uomo, in particolare PM10 ePM2,5, con superamenti dei valori limite in tutte le città dell’area padana e in molti capoluoghi del centro sud e della Sicilia. I centri dove non si sono mai oltrepassati i limiti delle polveri sottili nel 2008 sono stati Aosta, Bolzano, Trieste, Genova, Perugia, Potenza, Cagliari. Sulla frazione respirabile del particolato (PM2,5) le informazioni non riguardano ancora tutto il territorio, ma i dati disponibili per il nord al momento non lasciano sperare in una soluzione rapida del problema.

La forte pressione dei trasporti sulle nostre città rende importante il potenziamento del trasporto pubblico, che nel periodo 2000 – 2008 ha visto un incremento dell’utilizzo in parecchie città: il miglior risultato si è avuto a Campobasso, con un aumento del 36%, a seguire Messina col 34%, Taranto e Venezia con il 32% ma anche Roma col 22% e Firenze col 20%. Aumenta la disponibilità  di piste ciclabili, ormai oltre i 500 metri per abitante a Brescia, Padova e Modena, e cresce la presenza di aree pedonali e zone a traffico limitato (ZTL), diffuse negli ultimi anni anche in città del sud come Messina, Catania, Palermo e Reggio Calabria. Un’alternativa al trasporto su gomma è quello via mare, anche se la presenza delle aree portuali è un fattore importante di pressione antropica: nelle 12 città capoluogo sedi di Autorità portuale, si è avuta una crescita del 23% per quanto riguarda il traffico merci e del 25% di quello dei passeggeri dovuto alle crociere, per cui è importante che nei porti si sperimentino iniziative ambientali che vanno dalla riduzione dei consumi energetici all’acquisizione di certificazioni ambientali.

 “L’edizione di quest’anno del Rapporto – ha dichiarato il Subcommissario dell’ISPRA, Stefano Laporta, – si conferma un prodotto dell’intero Sistema delle Agenzie Ambientali (ISPRA/ARPA/APPA) condiviso anche con ANCI e con la collaborazione dell’ISTAT. Esso ha permesso al Sistema delle Agenzie, soprattutto grazie al Focus sulle buone pratiche ambientali, di intraprendere un dialogo efficace con le città sui temi ambientali. Le informazioni contenute nel Rapporto sono un valido e autorevole supporto per la gestione dell’ambiente e del territorio urbano”.

Da quest’anno, infine, l’ISPRA mette a disposizione sul web tutti i dati presentati nelle sei edizioni del Rapporto, organizzati per temi e indicatori in un’apposita banca dati (www.mais.sinanet.isprambiente.it). Sarà pubblicata nei prossimi mesi anche la Sintesi del Rapporto, con l’obiettivo di raggiungere un’utenza più ampia possibile senza perdere il valore scientifico dei contenuti.

Copyright © - Riproduzione riservata