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Ecomafia: 7000 casi al Nord in 5 anni

Il rapporto "Cemento Spa" di Legambiente dedicato alle infiltrazioni mafiose nelle regioni settentrionali

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Pubblicato sul Canale ambiente il 19 marzo 2012

La mafia del cemento non è più un fenomeno relativo alle regioni centro-meridionali, ma è in espansione anche al nord: qui negli ultimi 5 anni infatti sono state registrate 7.139 infrazioni, denunciate 9.476 persone, 1.198 sequestri, 9 arresti.

A porre l'allarme è Legambiente, che ha appena pubblicato il Rapporto “Cemento Spa”, dedicato all'infiltrazione mafiosa e criminale nel ciclo del cemento nelle regioni del Nord Italia.

Una piaga che si manifesta nei modi più svariati: infiltrazioni di organizzazioni legate alla criminalità, piani di governo del territorio (Pgt) scritti e riscritti “sotto dettatura”,

professionisti sorpresi in flagrante, omicidi, sequestri, denunce. Un panorama, come afferma l'associazione, che “si fa fatica ad aggiornare”, tanto è mutevole e composito, e che andrà ad arricchire il Rapporto Ecomafia 2012 di prossima pubblicazione.

Il primato negativo di regione col massimo numero di episodi registrati è la Liguria: 1797 infrazioni accertate, cioè una su quattro, 2641 persone arrestate e un record di 337 sequestri effettuati.

A seguire la Lombardia (1.606 infrazioni per 2297 persone denunciate) e l'Emilia-Romagna (1078 infrazioni per 1431 denunce).

Ordinate per provincia, le infrazioni raggiungono il record sempre in Liguria: prima Imperia, poi Genova, Savona, Sondrio, Trento, Rimini, Bergamo, Venezia, Alessandria e Brescia. Legambiente ricorda poi che ben tre comuni sono stati sciolti per infiltrazione mafiosa, dall'entrata in vigore della legge 221/1991: Bardonecchia (1995), Bordighera (2011) e il recente caso di Ventimiglia (2012); altri 3 comuni piemontesi, Leinì, Rivarolo e Chivasso, sono sotto sorveglianza di commissioni d'accesso del ministero dell’Interno.

Il ciclo del cemento, legale e illegale, è per tradizione un settore prediletto dalle mafie, che possono contare da sempre su un ben collaudato sistema di connivenze e complicità. Se all’inizio i clan hanno mosso le betoniere principalmente al Sud, da qualche decennio sono ben strutturati ovunque nel territorio. Il rapporto cita, a tal proposito, la relazione 2011 del “Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica” (che fa capo al Consiglio dei Ministri e coordina il lavoro dei cosiddetti servizi segreti): “I sodalizi mafiosi sono intenzionati a proiettare le loro attività verso le regioni più ricche del Centro-Nord, alla ricerca di favorevoli opportunità per la gestione affaristica dei proventi illeciti. È prevedibile che essi, per agevolare le attività economico-imprenditoriali, incrementino la ricerca di contatti e mediazioni per l'inserimento di propri referenti nei circuiti decisionali territoriali”. Un ruolo attivo, quello dei clan, nei tradizionali ambiti, quali l'edilizia, l'immobiliare, la grande distribuzione, lo smaltimento illecito di rifiuti. A conferma di ciò, vengono ricordati i risultati delle recenti inchieste sugli interessi mafiosi per gli appalti dell'Expo 2015 di Milano, alle quali ha fatto seguito un protocollo di legalità.

Il rapporto, che prende in esame i casi specifici delle singole regioni, termina con l'indicazione di tre misure per sconfiggere l'ecomafia. Prima di tutto, l’approvazione da parte del Parlamento di una normativa contro la corruzione, a partire dalla ratifica della convenzione di Strasburgo del 1999 che prevede l'introduzione nel nostro codice di delitti come il traffico di influenze illecite, la corruzione tra privati, l'auto-riciclaggio di denaro proveniente da reati.

In secondo luogo, l'introduzione dei “delitti ambientali” sollecitati dalla direttiva 2008/99/CE;

infine, la definizione di un Piano nazionale di lotta all’abusivismo edilizio, per l'individuazione di strumenti utili al controllo del territorio, alla demolizione degli edifici abusivi, in accordo con Regioni e Comuni.

V.R.

 Scarica il rapporto completo di Legambiente



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