Sicurezza sul lavoro: la giurisprudenza sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro | Edilone.it

Sicurezza sul lavoro: la giurisprudenza sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro

Sicurezza sul lavoro: la giurisprudenza sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro

Una delle prime operazioni per prevenire gli infortuni sul lavoro è assicurare la presenza dei dpi (Dispositivi di protezione individuale), ovvero qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore per la protezione contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la salute o la sicurezza durante il lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo.

In data 31 marzo 2016 è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione il Regolamento del Parlamento europeo n. 2016/425/UE “sui dispositivi di protezione individuale e che abroga la direttiva 89/686/CEE del Consiglio” con l’obiettivo di garantire la protezione della salute e la sicurezza degli utilizzatori ed essendo il regolamento comunitario strumento vincolante, esso sostituisce in toto l’analogo elenco del D.Lgs. n. 475/1992.

Rientrano nella definizione di DPI:
a) l’insieme costituito da componenti diversi, collegati ad opera del costruttore, destinato a tutelare la persona da uno o più rischi simultanei;
b) l’insieme costituito da un DPI collegato, anche se in modo da poterne essere separato, ad un componente non specificamente destinato alla protezione della persona che lo indossi o lo porti con sé;
c) i componenti intercambiabili di un DPI, utilizzabili esclusivamente quali parti di quest’ultimo e indispensabili per il suo corretto funzionamento;
d) i sistemi di collegamento di un DPI ad un dispositivo esterno, commercializzati contemporaneamente al DPI, anche se non destinati ad essere utilizzati per l’intero periodo di esposizione a rischio (art. 1, D.Lgs. n. 475/1992).
Non rientrano, invece, nella definizione di DPI le seguenti attrezzature:
– DPI progettati e fabbricati specificamente per le forze armate o quelle per il mantenimento dell’ordine (caschi, scudi, ecc.).
– DPI di autodifesa in caso di aggressione (generatori aereosol, armi individuali deterrenti, ecc.).
– DPI progettati e fabbricati per uso privato contro le condizioni atmosferiche (copricapo, indumenti per la stagione, scarpe e stivali, ombrelli, ecc.); l’umidità, l’acqua (guanti per rigovernare, ecc.); il calore (guanti, ecc.).
– DPI destinati alla protezione o al salvataggio di persone imbarcate a bordo di navi o aeromobili, che non siano portati ininterrottamente.
– Caschi e visiere per utilizzatori di veicoli a motore a due o tre ruote (Allegato I, D.Lgs. n. 475/1992).

In ordine agli indumenti utilizzati dai lavoratori nell’espletamento delle proprie mansioni, appare opportuno ricordare quanto disposto dalla circolare del Ministero del lavoro 29 aprile 1999, n. 34. Non sempre, infatti, risulta agevole stabilire se gli indumenti di lavoro utilizzati possano considerarsi o meno come veri e propri dispositivi di protezione individuale ed essere soggetti, conseguentemente, alla particolare disciplina prevista dalla legislazione prevenzionistica.

La circolare, a tal proposito, distingue tra le ipotesi in cui l’abbigliamento assolve ad una funzione distintiva di appartenenza aziendale – ad esempio uniforme o divisa – o di mera preservazione degli abiti civili dalla ordinaria usura connessa all’espletamento della attività lavorativa da quelle in cui gli stessi indumenti assicurano una reale protezione dai rischi per la salute e la sicurezza (ad esempio gli indumenti fluorescenti che segnalano la presenza di lavoratori a rischio di investimento o quelli atti ad evitare il contatto con sostanze nocive, tossiche, corrosive o con agenti biologici). Soltanto in quest’ultimo caso appare corretto considerare detti indumenti come dispositivi di protezione individuale propriamente detti ai sensi dell’art. 74 del D.Lgs. n. 81 del 2008.

Per conoscere quello che dice la giurisprudenza sul tema prevenzionistico, scarica gratuitamente il dossier in allegato.

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