Nei prossimi 20 anni la superficie occupata dalle aree urbane crescerà di circa 600mila ettari, pari ad una conversione urbana di 75 ettari al giorno, una cifra che è raffigurabile come un quadrato di 6400 kmq. È uno dei dati allarmanti inclusi nel Dossier elaborato dal Fai – Fondo Ambiente Italiano e Wwf dal nome “Terra Rubata – Viaggio nell'Italia che scompare”.
Il dossier è il prodotto delle analisi incrociate compiute dalle due realtà su 11 regioni italiane, corrispondenti al 44% del totale. Secondo i dati negli ultimi 50 anni l'area urbana si è moltiplicata di 3,5 volte; dagli anni Cinquanta ai primi anni Duemila la superficie invasa dal cemento è aumentata di quasi 600mila ettari, 33 ettari al giorno e 366,65 mq a persona, con valori medi oltre il 300% e picchi di incremento fino al 1100% in alcune regioni.
Lo specifico delle regioni analizzate vede un incremento che va dal 100% in Umbria, Liguria, Valle d'Aosta, Friuli, fino a oltre il 400% in Molise, Puglia e Abruzzo e più del 500% in Emilia-Romagna. Il caso più eclatante è la Sardegna che registra un incremento del suolo urbanizzato pari a 11 volte quello degli anni Cinquanta. Rispetto al consumo del suolo, il rapporto tra superfici coperte da edifici e quelle destinate a usi accessori si rileva che negli insediamenti storici si attestava tra il 70% e il 90%, mentre negli insediamenti urbani moderni è sceso a valori inferiori anche al 20%, con enormi quote di territorio destinate, a esempio, a parcheggi.
Dati preoccupanti che si intrecciano irrimediabilmente con la piaga dell'abusivismo: dal 1948 a oggi il territorio registra 4,5 milioni di abusi edilizi, considerando anche che negli ultimi 16 anni ci sono stati 3 condoni (1985, 1994 e 2003). Nello stesso periodo sono stati costruiti 450mila edifici abusivi (7.433 l’anno e 20 al giorno) per un totale di 1 milione e 700mila alloggi abusivi abitati da circa 6 milioni di abitanti. In termini di volumetrie, tra grandi e piccoli abusi, sono stati edificati illegalmente 800 milioni di m3. Due terzi degli abusi edilizi si concentrano in 5 regioni (Calabria, Campania, Lazio, Puglia, Sicilia).
Toccate dal dossier altre forme di impatto della cementificazione sul territorio. Le cave solo nel 2006 hanno mutilato il territorio scavando 375 milioni di tonnellate di inerti e 320 milioni di tonnellate di argilla, calcare, gessi e pietre ornamentali. I progetti delle grandi infrastrutture, invece, mettono a rischio 84 aree protette, 192 Siti di Interesse Comunitario e 64 International Bird Area. Di questi, negli ultimi 10 anni è stato realizzato solo l'1% delle infrastrutture previste. Ammontano al 12% quelle i cui lavori sono in corso, all’11% quelle in gare i affidate e all’11% quelle in progettazione. Si registra poi in agricoltura dal 2000 al 2010 una diminuzione della Superficie Aziendale Totale (SAT) dell’8% e della Superficie Agricola Utilizzata (SAU) del 2,3%, mentre il numero delle aziende agricole e zootecniche diminuisce nello stesso periodo del 32,2% in meno di aziende agricole e zootecniche. Il risultato è un territorio meno presidiato e più fragile: in Italia circa il 70% dei Comuni è interessato da frane che, tra il 1950 e il 2009, hanno provocato 6439 vittime tra morti, feriti e dispersi. Allarmante anche il rischio desertificazione: il 4,3% del territorio italiano è considerato “sensibile a fenomeni di desertificazione” e il 12,7% come “vulnerabile”.
Fai e Wwf hanno presentato, insieme ai dati, una Road Map per l'individuazione di strategie per lo sfruttamento del suolo; tra queste si segnala una moratoria sulle nuove edificazioni su scala comunale; il censimento degli effetti dell’abusivismo edilizio su sala comunale per contrastare più efficacemente il fenomeno; la priorità al riuso dei suoli anche utilizzando la leva fiscale per penalizzare l’uso di nuove risorse territoriali.
V.R.