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Cemento abusivo sulle spiagge: 13 mila reati nel 2011

Il Dossier "Mare Monstrum 2012" di Legambiente fotografa una costa violata da scarichi illegali, porti soffocanti e concessioni generose

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Pubblicato sul Canale varie il 25 giugno 2012

Il patrimonio orografico italiano, uno dei più spettacolari tesori costieri del Mediterraneo, è sempre più vittima dell'abusivismo e dell'illegalità. Un nuovo allarme che arriva da Legambiente in occasione della presentazione del dossier Mare Monstrum 2012, fotografia inquietante della minaccia a cui sono sottoposte le coste italiane.

Nel 2011 sono stati 13.149 i reati ambientali accertati compiuti a danno del mare e delle coste italiane. Di queste, ben 3.171 sono stati interventi edilizi abusivi sul demanio marittimo, con 4.762 denunce e 1.298 sequestri. Altre tipologie di reato rilevate: la pesca di frodo (4.936 infrazioni), depuratori, scarichi fognari, inquinamento da idrocarburi (2.669), violazioni del codice di navigazione e nautica da diporto (2.373).

Dal punto di vista regionale, è ancora una volta la Campania a registrare il dato più alto, con 2.387 infrazioni totali (il 18,2% del totale nazionale), 2.888 denunce o arresti e 724 sequestri. Seguono la Sicilia (1.981 reati) e la Puglia (1.633 reati).

Nel dossier Legambiente pone l'attenzione su quanto il cemento sulle spiagge sia ormai un fatto dato per scontato dalla stessa cittadinanza, che si è disaffezionata all'idea di denunciare alle autorità competenti i casi evidenti. L'abusivismo, del resto, è una tendenza mai sopita e sempre in crescita: secondo i dati del Cresme, infatti, in 12 mesi in Italia sono stati messi a segno 25.800 nuovi abusi edilizi di rilevanti dimensioni, tra immobili costruiti ex novo e ampliamenti di volume illegali, pari al 13,4% del totale costruito. Dal 2003 – ultima data per la sanatoria definita dal terzo condono edilizio – al 2011 si parla di 258.000 manufatti per un giro d'affari stimato di circa 18,3 miliardi di euro.

Il cemento non è l'unica violazione dello stato di salute costiero. Si parla, infatti, anche di “mare negato”, ovvero soffocato da lidi e stabilimenti che occupano l’arenile, “in virtù di concessioni generose” sottolinea Legambiente, alludendo alla bassa media dei canoni annui, poco più di un euro al mq, con punte eccezionali come la “svendita” della costa da parte della Regione Sicilia, che in cambio di interventi di messa in sicurezza contro l'erosione rilascerebbe – secondo Legambiente – concessioni d'uso dai 30 ai 50 anni, per realizzare strutture alberghiere e porti turistici, che con l'invasione delle banchine sono un'altra grande forma di minaccia per il mare.

“Dopo decenni di denunce, di battaglie legali e di campagne di sensibilizzazione, ben poco è cambiato” sostiene Rossella Muroni, Direttrice generale di Legambiente. “Molti degli ecomostri segnalati da anni sono ancora in piedi ed il rischio è proprio quello di farci l’abitudine. Un’eredità di cemento che deve essere abbattuta – prosegue Muroni - per fare posto ad una realtà fatta di cultura, tutela ambientale, sviluppo sostenibile, qualità e trasparenza”.

Le 90 pagine del dossier, che dedicano ampio spazio anche ad altre questioni come l'insufficienza dei sistemi di depurazione e presentano una galleria esemplare di casi diretti di violazione, si concludono con una serie di proposte, come l'istituzione di un premio nazionale per gli interventi di demolizione di immobili abusivi, il censimento degli edifici abbattuti, la chiusura di tutte le pratiche di sanatoria ancora aperte.

V.R.



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