I dintorni di Roma meriterebbero d'essere ben altrimenti conosciuti di quanto lo sono in realtà. Sull'esempio della Corte, le famiglie patrizie e quelle dell'aristocrazia del denaro, abbandonano la Capitale appena il periodo della vita politica sia chiuso, e non vi fanno ritorno che a Novembre inoltrato. E vanno lontano, lontano, magari all'estero, sfuggendo gli splendidi dintorni romani, come le rondinelle sfuggono i primi zefiri del fresco (quando è fresco) settembre.
La borghesia romana così fanatica per le ottobrate, così chiassona, così felice di escire quattro palmi fuori di porta, non si cura se nelle sue gite incontra monumenti o vetuste rovine; purché l'oste abbia pronte le fettuccine al sugo, e il vino delli Castelli, essa potrebbe vedersi danzare in giro gli spettri di tutti gli Imperatori di Roma, che non si commoverebbe. Tutt'al più, va a passar l'autunno in qualcuno di questi incantevoli luoghi; ma, come si suol dire, va in un sacco, e torna in un baule. L'arte, i secoli sono voci che si perdono fra i ruderi - si perdono così per dire - perchè sono ben tosto raccolte dai forastieri, che san troppo bene rispondere. Infatti, nelle visite, che con l'animo trepidante e commosso, qualche italiano fa a questi ruderi, non gli manca mai di incontrare a frotte gli inglesi e i tedeschi, venuti da lontani paesi a frugare nelle viscere della storia nostra.

Questi pensieri mi si svolgevano nella mente quando, qualche mese fa, percorrevo gli ampi viali di Villa Adriana. Ma prima di parlarvi della Villa, lasciate che vi accenni alla sua creduta origine, e che vi presenti il suo fondatore.
Secondo alcuni archeologi, fra i quali il Nibby, che si occupò a lungo dell'argomento, si vuole che sopra un colle oggi incluso nel recinto della storica villa, esistesse da tempi remotissimi, anteriori all'Imperatore Adriano, una villetta appartenente alla Gente Elia, dalla quale appunto discese poi quel Sovrano.
Proclamato Imperatore nel 117, quando trovavasi ancora in Antiochia, tornò in Roma soltanto nel 125, e pare che appunto in quel suo breve soggiorno nell'Eterna Città, decretasse la costruzione della villa. Cosi almeno ci rivelano i marchi di mattoni scoperti, i quali ricordano il consolato di Aproniano e Petino (anno 123), quello di Glabrione e Torquato (anno 124), di Catullino ed Afro (anno 130), il terzo Consolato di Serviano e Varo (anno 134), quello di Lucio Elio Cesare e Balbino (anno 137).
Adriano, come ognuno sa, nacque in Roma nell'anno 76 dell'era cristiana (829 dell'era di Roma). Perduto il padre nel secondo lustro, restò sotto la tutela di Trajano e di Celio Taziano, cavaliere romano. Giovanetto ancora, passò e militò negli eserciti, e parve vi facesse ottima prova, se la morte di Domiziano lo trova già tribuno di una legione. Nè per questo egli abbandona le milizie, e quando anche Nerva cessa di vivere, è a lui che l'esercito della Mesia inferiore affida l'incarico di recarne la notizia a Trajano.
Articolo tratto da "Natura ed Arte" - 1897/1898
