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Einstein Tower

Einstein Tower

Potsdam- germania

Progettista Erich Mendelsohn
Periodo di costruzione 1919 - 1921
Tipo di costruzionetorre
Sistema costruttivomuratura, cemento armato e mattoni
Contesto suburbano
Stile espressionista

Progettata dall'architetto tedesco Erich Mendelsohn, la Torre fu iniziata nel 1919, completata nel 1921 ed inaugurata nel 1924 a Potsdam in Germania. A commissionarla fu il grande scienziato Albert Einstein, su suggerimento del suo assistente Erwin Finley Freundilich che aveva conosciuto l'architetto nell'inverno del 1918. Prima di giungere al progetto definitivo fu realizzata una lunga serie di schizzi fin dal 1917. L'idea di un osservatorio astrofisico era peraltro già nell'immaginario del grande architetto, come luogo che potesse coniugare tutte le linee portanti dell'espressionismo tedesco fondato sul dinamismo e l'antistaticità delle forme, l'introduzione in architettura della quarta dimensione indicata con il concetto di tempo e la negazione degli elementi architettonici classici.

La costruzione è, infatti, un congegno tecnico rigorosamente calcolato, che doveva servire anche per i primi esperimenti che il futuro Premio Nobel per la Fisica stava già conducendo sulla Teoria della Relatività. La forma bizzarra dell'edificio risponde ad una ferrea volontà del progettista. Mendelsohn, infatti, voleva creare qualcosa che fosse agli antipodi del cubismo, che fosse cioè la negazione della materia ed il trionfo della quarta dimensione: il tempo. Immaginava l'osservatorio come scaturito dal tempo, originato da un evento tellurico, che dinamicamente prendesse corpo nello spazio. Questa è l'origine della sua forma che era fortemente influenzata dal movimento.
La costruzione è in mattoni per la torre, mentre il basamento e la parte superiore sono in cemento armato; grandi finestre si sviluppano su tutto l'andamento verticale della torre, culminante dopo i quattro piani poggiati su un grosso basamento, nella cupola con finestra posta sul celostato. La struttura è, infatti, un congegno tecnico rigorosamente calcolato, che doveva servire anche per i primi esperimenti che il futuro Premio Nobel per la Fisica stava già conducendo sulla Teoria della relatività. La forma bizzarra dell'edificio risponde ad una ferrea volontà del progettista. Mendelsohn, infatti, voleva creare qualcosa che fosse agli antipodi del cubismo, che fosse cioè la negazione della materia ed il trionfo della quarta dimensione: il tempo. Immaginava l'osservatorio come scaturito dal tempo, originato da un evento tellurico, che dinamicamente prendesse corpo nello spazio. Questa è l'origine della sua forma che era fortemente influenzata dal movimento.
L'edificio doveva appartenere "al tutto", ogni singola parte doveva essere connessa con l'insieme della costruzione e dello spazio. L'edificio non poteva possedere una forma propria, in quanto era costantemente in movimento all'interno di uno spazio. Questo significa che per Mendelsohn nessun edificio possedeva una forma a priori, essa veniva conquistata dai materiali nel tempo attraverso una vera e propria autoformazione. L'architetto però non voleva nemmeno creare delle forme definite a posteriori, gli edifici dovevano essere colti nel momento unico della loro costruzione e sempre pronti e disponibili a qualsiasi mutamento, mutevoli, quindi, nel tempo e nello spazio, esprimendo così pura energia plastico-spaziale. Quando la Torre Osservatorio fu terminata Mendelsohn condusse Einstein a visitarla.

Curiosità

Si dice che Albert Einstein, i cui gusti architettonici erano abbastanza conservatori, quando il progettista ebbe a mostrargliela non l'apprezzò granchè e si espresse formulando un solo giudizio: "organica".

Note

Con la Einstein Tower, Mendelsohn apre la strada all'architettura "organica", poiché vede nelle sue forme in movimento il germe di potenziali altri sviluppi. L'elemento del "dinamismo delle forme" nell'architettura espressionista accomuna questa corrente a quella del Futurismo italiano, ma diversamente dal movimento marinettiano che vedeva negli edifici dinamici dei pezzi di città, le costruzioni di Mendelsohn e degli altri architettati espressionisti sono, al contrario, delle singole entità ognuna con uno sviluppo proprio, con una evoluzione propria, distinta e non avvicinabile e nessuna altra costruzione. L'architetto tedesco credeva che ogni edificio fosse un oggetto spazialmente esteso e non un oggetto all'interno dello spazio; esso doveva appartenere "al tutto" e non poteva possedere una forma propria, in quanto era costantemente in movimento all’interno di uno spazio.

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